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Giustizia divina

Redazione

Dalla legge 40 alle adozioni gay, così i giudici creano una nuova etica

Il Tribunale dei minori di Firenze ha disposto la trascrizione in Italia dei provvedimenti emessi da una Corte britannica riconoscendo l’adozione di due bambini da parte di una coppia gay. È la prima volta che accade in Italia. I fratellini sono stati adottati dai due uomini, cittadini italiani, nel Regno Unito, dove risiedono da anni: “Per la prima volta viene riconosciuta in Italia l’adozione di minori all’estero da parte di una coppia di uomini”, fa sapere Rete Lenford, l’Avvocatura per i diritti Lgbt a cui si sono rivolti i due uomini.

 

La magistratura ha assunto un nuovo ruolo chiave: laddove la natura non riconosce un diritto, che da naturale deve diventare positivo, e laddove neppure la politica vuole intervenire, ci pensano i magistrati. Lo abbiamo visto in tante sentenze che hanno letteralmente smantellato la legge 40, una buona legge sulla fecondazione artificiale, facendo entrare per la porta del diritto anche ciò che la legislazione vietava espressamente (maternità surrogata, eterologa, diagnosi eugenetica). Lo stesso vale per le “nuove famiglie”, famiglie omo si intende.

 

È l’etica per via giudiziaria. Già la Consulta e la Cassazione avevano riconosciuto l’unione omosessuale come “formazione sociale”. Lo scorso gennaio, il primo presidente di Cassazione, Giovanni Canzio, aveva parlato delle adozioni da parte delle coppie gay: “La Corte non può e non intende sottrarsi al dovere di apprestare tutela ai diritti fondamentali della persona”. Ormai sono loro, le toghe, i grandi ultimi moralizzatori che fanno e disfanno i principi non negoziabili. Visto che il Parlamento della “casta corrotta” perde tempo, spetta ai magistrati sanare anche questa “emergenza democratica”, riconoscendo le famiglie gay. Li abbiamo visti, i magistrati, impartire lezioni di etica dopo Tangentopoli, chiamati nelle università, nei talk-show, nei convegni. Dentro le aule giudiziarie impartiscono pure lezioni di bioetica. Rete Lenford, decisiva in questa sentenza, ha organizzato convegni con Magistratura Democratica dal titolo “La Costituzione e la discriminazione matrimoniale delle persone gay e lesbiche e delle loro famiglie”. Chiamatela giustizia divina.

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