Qwant, un motore di ricerca per la privacy e contro le fake news

Arriva anche in Italia il nuovo motore di ricerca europeo che punta tutto sulla "anonimizzazione" e sull'imparzialità della ricerca su internet; la sfida a Google non è tanto sul piano della quantità, quanto piuttosto sulla qualità e sulla diversificazione delle modalità di ricerca

qwant

Il logo del nuovo motore di ricerca europeo

Per i tutti i primi vent’anni dell’era internet la spinta espansiva è stata la sempre maggiore volontà di interconnessione tra persone e cose, oggi – che miliardi di persone hanno raggiunto questo scopo – il tema centrale è diventato quello della privacy, declinato in ogni suo aspetto, cui da ultimo si è aggiunto il tema dell’affidabilità e imparzialità delle informazioni circolanti sul web (fake news et similia).

 

Partendo anche da questa premessa, qualche giorno fa a Milano è stata presentata la nuova sede italiana di Qwant, un motore di ricerca europeo che punta tutto sulla privacy.

 

Presentare un nuovo motore di ricerca nel 2017, per di più Europe based, dopo che Google ha spazzato via tutti i concorrenti (chiedere a Yahoo, Altavista, AOL o Arianna in Italia, solo per ricordane alcuni) è una bella sfida.

 

Qwant nasce in Francia, con sede a Parigi e dipartimenti dislocati in vari punti regionali: a Nizza si trovano le divisioni ricerca e sviluppo e a Reuen il dipartimento per la sicurezza. Qwant, stando alle informazioni riportate sul proprio sito, prende il nome da una combinazione di idee e parole: la lettera “Q” si riferisce alla gigantesca quantità di dati che vengono elaborati ed aggiornati costantemente per restare informati, mentre “want” è l’abbreviazione della parola inglese wanted (ricercato).

 

Alla presentazione era presente Eric Leandri, presidente e fondatore di Qwant, insieme ad alcuni blogger italiani, tra cui Salvatore Aranzulla e Andrea Galeazzi (due influencer che basano una buona parte del loro successo sulla visibilità nei risultati di ricerca). Inoltre, l’evento italiano ha coinciso con la presentazione ufficiale del nuovo  country manager,  Fabiano Lazzarini, figura manageriale molto nota nel mondo del business digitale.

 

Il motore di ricerca, oltre alle particolari funzioni dedicate alla privacy, si definisce etico ed efficiente, oltre che in grado di garantire risultati di ricerca imparziali. La sfida è quindi doppia: offrire un algoritmo di ricerca diverso da quello (ormai) standard di Google e farlo dall’Europa e con know how e tecnologia europei.

 

In che modo tutto ciò? Effettuando una ricerca sul sito sarà possibile dissociare il proprio indirizzo IP dalla ricerca stessa, in tal modo non verrà raccolto alcun dato personale, potendo così in un certo senso “anonimizzare” la ricerca. Certo, se decidete di utilizzare altre funzioni, più avanzate, dovrete effettuare una registrazione e in questo caso alcuni dati personali verranno necessariamente richiesti (nome, cognome e mail).

 

Il funzionamento sembra essere studiato molto bene: non raccogliendo informazioni e dissociando il vostro IP sarà possibile avere la ragionevole certezza (in rete non esiste il 100%) di non essere spiati o che i vostri dati di ricerca siano registrati e rivenduti a terzi.

 

Qwant ha, sulla carta, le caratteristiche per essere uno strumento interessante, se non altro perché offre almeno un paio di buone ragioni per provarlo come alternativa ai classici strumenti di ricerca. Quindi, in bocca al lupo a questo nuovo progetto che, oltre all’innovazione, ha anche deciso di investire nel mercato italiano e puntare sulla privacy dei propri utenti.

Giuseppe Parente e Marco Giorgio

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