La polizia ha ucciso uno studente Lgbtq o uno studente che girava armato?

Il caso di Scott Schultz. Le forze di sicurezza di Atlanta gli hanno sparato perché avanzava con un coltello in mano. I giornalisti invece ne hanno fatto una macchietta pol. corr.

La polizia ha ucciso uno studente Lgbtq o uno studente che girava armato?

Foto via Facebook - GT Progressive Student Alliance

È tristissima la storia dello studente ucciso dai colpi delle guardie giurate in un campus della Georgia; ancor più preoccupante è l’uso che ne sta venendo fatto. La polizia ha diramato un comunicato in cui ha ricostruito l’accaduto facendo riferimento alla vittima col nome di Scott Schultz e utilizzando il pronome maschile singolare; Schultz invece, in quanto leader del movimento Lgbtq del Georgia Tech (il politecnico di Atlanta), faceva riferimento a sé stesso col nome di Scout, pur risultando Scott all’anagrafe, e utilizzava il pronome plurale, che in inglese è identico per maschi e femmine, pur essendo una sola persona e non legione.

 

Schultz si definiva “bisessuale, non binario e intersex”, ragion per cui i giornali hanno fiutato la carcassa e sono corsi a fare a gara di modernità: negli articoli la vittima viene chiamata Scout, anche se si chiamava Scott, e se ne parla dandogli del “loro” anziché del “lui”. I tutori dell’ordine avrebbero dovuto internarlo, invece gli hanno sparato: Schultz pronunziava frasi sconnesse avanzando verso i poliziotti con un coltello in mano, che non ha deposto nonostante reiterati inviti alla ragionevolezza.

 

 

I giornalisti avrebbero dovuto rispettarlo, invece ne hanno fatto una macchietta, finendo per scrivere nei titoli che ad Atlanta le guardie hanno ucciso uno studente Lgbtq anziché uno studente che girava armato; come se le guardie avessero sparato mirando all’orientamento sessuale anziché alla minaccia per la comunità. Nella ricostruzione degli eventi ciò che siamo – anzi ciò che crediamo o diciamo di essere – vale ormai molto più di quello che effettivamente facciamo. Per i giornali sarà una pacchia; per la giustizia sarà un problema.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    19 Settembre 2017 - 12:12

    Guardatele bene quelle facce pseudostudentesche... Da cinquant'anni...!!! Non è sempre il solito branco di scimmiette ghignanti e strillanti in corteo? La prova che il sessantotto uscì dalle malebolge infernali è che purtroppo continua a bruciare "dignità umana" sul nascere, di degenerazione in degenerazione, con fuoco inestinguibile... E poi c'è ancora chi si chiede "perché Trump" ! Trump è niente, rispetto a quello che verrà.

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    19 Settembre 2017 - 09:09

    "Essere o non essere".......vale di più essere lgbtqrstuvz o non essere Scott Schultz? Questo è il problema: il mio cane si chiama Tigre e lo chiamo Tigre (anche nel suo libretto-carta d'identità-chip), io sono una persona mi chiamo Max e tutti mi chiamano Max e ho un codice digitale (cod. fisc.le) anche il mio cane lo ha (microchip); se poi siamo lagbtqrstuvz questo è un label (solo una etichetta). E, come si sa, i giornali vivono di etichette e etichettature (anche il Foglio, oltre a quelli citati nell'articolo). Lo studente Scott Schultz è stato ucciso dalla polizia privata di.. perchè, armato, e non aveva obbedito all'alt dei poliziotti. Il resto è passerella..di carta.

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  • guido.valota

    19 Settembre 2017 - 00:12

    Ero rimasto a lgbt, do il benvenuto alla q (qualunque cosa significhi, e suggerisco proprio 'qualunque' in modo da semplificargli la vita) e protesto per la discriminazione fascista verso le altre 21 lettere dell'alfabeto.

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