Gli scrittori low cost non acchiappano più lettori

Perché rendere il libro un invidiabile genere di lusso è un'idea per diffondere la lettura 

Gli scrittori low cost non acchiappano più lettori

Foto via Pixabay

Se volete diffondere la lettura, non abbassate i prezzi dei libri. Ha ragione Philip Pullman: vedere i propri bestseller venduti a sconti iperbolici ovvero a prezzi ridicoli lo umilia in quanto svilisce il suo lavoro di scrittore e la credibilità dell'editore. Quest'ultimo fa la figura di una specie di rivenditore discount e vede il proprio marchio ridotto a sottomarca. Un autore – di là dal fatto che spesso i proventi vengono calcolati su risicate percentuali del prezzo di copertina – vede il proprio nome associato a cifre infinitesimali e si sente ridotto al rango di scrittore low cost. I libri a prezzo stracciato possono avvicinare alla lettura gli adolescenti squattrinati, che comunque oramai pretendono che tutto si trovi gratis su internet senza intermediari, ma allontanano gli adulti di sicuro. La persona che non legge reputa il libro un bene superfluo, quindi non sarà attratta da un mega sconto perché non si tratterà di una riduzione su un acquisto preventivato, né sarà il basso costo a convincerla della necessità o del beneficio della lettura. Poco prezzo, poco valore: chi non legge è abituato a comprare a caro prezzo smartphone o schermi al plasma o apericene nonché a desiderare tutto l'esorbitante che non può permettersi. Se volete diffondere la lettura, aumentate i prezzi: e se riuscirete a rendere il libro un invidiabile genere di lusso che le masse faticheranno a permettersi, allora forse, forse, forse.

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Commenti all'articolo

  • perturbabile

    18 Settembre 2017 - 03:03

    (continua). Vorrei rispondere a Marco. Quello che chiami 'il vero investimento' nel libro, è la sua 'fruizione' - che sarà un buon investimento sè buona è la qualità del libro- ma a monte vi è 'l'acquisizione' di quel bene: giustamente sostieni l'importanza del primo aspetto, ma la gente media (non necessariamente mediocre) 'bada a spese': è la vita! Ancora: '... ci si assicuri di non pubblicare più boiate'. Chi? La censura? L'eliminazione degli stupidi dal mondo, che a volte scrivono libri? Mi preoccuperei... Lotterò per non avere mai la rassicurazione di cui parli. L'acquisto di un libro è una SCELTA, della quale il responsabile è chi lo compra. Spetta a lui evitare, per quanto è possibile, le boiate, scegliendo con cognizione di causa. La critica letteraria serve a questo, le informazioni tra conoscenti servono a questo, il conoscere e apprezzare già un autore serve a questo. Ma nessuno che stabilisca cosa è una boiata e cosa no, e coarti l'editoria e la distrib. a suo arbitrio

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  • perturbabile

    18 Settembre 2017 - 03:03

    Dunque, essere attratti da un prezzo più alto. Non ci credo, al supermercato non succede....ma se anche fosse vero, mi parrebbe una sofisticazione anti-culturale, il prefiggersi di scambiare le parti 'a scopo psicologico' tra l'attrattiva per il libro in sè, (quale può emergere dalla lettura del risvolto di copertina o di una critica) e ..... l'elevatezza del suo prezzo. Sarebbe poi un caso unico, nel commercio, salvo certi generi di lusso sovra-prezzati che regalano a facoltosi acquirenti una qualche maso-narcisistica soddisfazione. Si lasci fare alle Case editrici e ai librai, che sanno meglio di noi come vendere di più: se vedranno i clienti riporre i volumi negli scaffali, disgustati dal costo effimero, li rianimeranno con un 'ma lo decida lei, quanto pagare in più!', e rialzeranno i prezzi il giorno dopo. Ma -e da tempo- non accade il contrario, nel commercio, che il cliente chieda lo sconto e badi al rapporto qualità/prezzo, nel senso di +/- ? (continua)

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  • Jack McGuire

    17 Settembre 2017 - 22:10

    i libri sono di chi li vuol leggere, cari o economici che siano. Chi non legge non bada allo sconto, chi ama leggere viene penalizzato da prezzi a volte ingiustificati. Sono per libri economici, copertine sottili e pieghevoli in versioni tascabili che non mi pesano sul portafolio. Pure l'ultimo insopportabile Giorgio Bocca era favorevole alle collane economiche, ergo...

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  • marco.ullasci@gmail.com

    marco.ullasci

    15 Settembre 2017 - 17:05

    Il vero investimento nel libro poi non e' il denaro speso nel suo acquisto, ma il tempo sepso nella sua lettura. Si alzino pure i prezzi dei libri, ma nel contempo ci si assicuri di non pubblicare piu' boiate. Cosi' che non si aggiunga il danno del costo alla beffa del tempo buttato.

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