Perché il politicamente corretto non riesce a cancellare la nostra paura per i migranti

Cosa ci dicono le frasi razziste twittate da alcuni esponenti periferici del Pd 

Perché il politicamente corretto non riesce a cancellare la nostra paura per i migranti

Uno dei momenti più drammatici dell'evacuazione di via Curtatone (foto LaPresse)

Repubblica ha dedicato un'interessante carrellata agli esponenti periferici del Pd che talvolta, sugli stramaledetti social network, si lasciano andare a esternazioni razziste. Scrivono, o citano, frasi come: “Aperta la caccia ai marocchini”, “Nessun arabo in giro e nessun immigrato”, “Extracomunitari ladri stronzi dovete morire subito”. È curioso notare come non avvenga mai il contrario: siamo tuttora in attesa di un esponente periferico della Lega che, dopo avere faticato tutto il giorno a tenere la linea di Salvini, una volta a casa ceda di schianto e si lasci sfuggire sui social un “Accogliamoli tutti” o “Il mio amico è straniero” o almeno un selfie coi profughi a cui ha comprato il gelato.

 

Se questo non avviene ma il contrario sì, può essere per due motivi. Il primo è che magari la posizione formale di alcuni piccoli esponenti pd sull'immigrazione è una posa volta a darsi un tono in linea con la disciplina di partito; se è così, vuol dire che la retorica dell'accoglienza è una soluzione ipocrita, tanto semplicistica quanto la smania d'innalzare muri a capocchia. Oppure le esternazioni razziste dei piccoli esponenti pd, che non vanno confuse col ragionevole tentativo dei sindaci d'irregimentare il flusso caotico degli immigrati, rivelano un aspetto sotterraneo dell'identità umana. Non a caso questi tweet e questi post vengono spesso lanciati nei momenti di abbassamento delle difese, che sia il cuore della notte o la villeggiatura, o magari subito dopo avere subito un furto. Giusta o sbagliata, l'ostilità verso ciò che si teme e la paura verso una possibile minaccia è uno strato inestirpabile del nostro animo, e sperare che venga neutralizzato col bon ton o con le direttive di segreteria significa rinunciare a che la politica si occupi delle persone concrete e imprigionarla nel regno oscuro delle idee astratte.

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Commenti all'articolo

  • fabrizia.lucato

    01 Settembre 2017 - 09:09

    "...ostilità verso ciò che si teme e la paura per una possibile minaccia è uno strato inestirpabile dell'animo umano". Ho letto da qualche parte che è proprio tale diffidenza verso ciò che non si conosce e di cui si ha paura ad avere permesso all'uomo di sopravvivere. È anche per questo che ci si recava dalle altre popolazioni con le armi ( per invaderle) o con i doni ( se si voleva far capire che si veniva in pace). Antichissima e radicata consuetudine ( istinto?) per cui ancora oggi arriviamo in casa altrui - quando ci invitano- con fiori e cioccolatini. Mi domando se non sia contro la natura umana pretendere dai residenti di un paese di andare loro con i doni incontro a quelli che arrivano. È anche vero che i viaggiatori e gli stranieri erano sotto la protezione di Zeus ( e di Dio per i cristiani, che li devono considerare fratelli), ma è anche vero che gli accolti dovevano rispettare gli accoglienti e le loro leggi. Un po' di chiarezza su diritti e doveri reciproci sarebbe utile.

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  • aleborgia

    31 Agosto 2017 - 22:10

    Torna tutto, è pur sempre del PD che parliamo, e "rinunciare a che la politica si occupi delle persone concrete e imprigionarla nel regno oscuro delle idee astratte" è infatti una perfetta definizione della sinistra.

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