Quanto ci hanno impoverito gli anni spesi a studiare

La nostra cultura ci trasforma in parvenu che hanno investito tutto nell’argenteria e che, per fare bella figura, s’indebitano per assumere un maggiordomo che la lucidi

Quanto ci hanno impoverito gli anni spesi a studiare

Domandarsi se con la cultura non si mangia è ozioso, domandarsi in che modo la cultura impoverisca è più utile. Uno dei libri più interessanti del prossimo autunno sarà “Teoria della classe disagiata” di Raffaele Alberto Ventura (in uscita a settembre per minimum fax), che contiene fra l’altro un attacco formidabile alla cultura intesa come bene di lusso; in particolare alla cultura umanistica, in particolare alle lauree umanistiche, in particolare alla laurea in filosofia. Sin dal titolo Ventura si rifà al celebre “Teoria della classe agiata” di Thorstein Veblen, che teorizzava come il benessere portasse all’impoverimento: chi è abbastanza benestante è costretto a spese sempre maggiori per affermare il proprio status, così da finire per avere un tenore di vita peggiore di un povero senza ambizioni.

 

La classe agiata di Veblen era la borghesia americana di fine Ottocento. La classe disagiata di Ventura siamo noi trenta-quarantenni di inizio Duemila che abbiamo investito nell’accumulo di titoli di istruzione superflui e che ora, nella speranza che fruttino, siamo costretti a continui investimenti in un apparato che ci dimostri acculturati: libri, cinema, concerti, viaggi, slow food… La nostra cultura ci trasforma in parvenu che hanno investito tutti i propri averi nell’argenteria ma, onde fare bella figura, s’indebitano per assumere un maggiordomo che la lucidi. E se ripensando ai vostri studi vi pare di avere pagato relativamente poco, fra esenzioni fiscali e affitti stracciati per matricole, ricordate che la vostra laurea, magari umanistica, magari in filosofia, non vi è costata solo ciò che avete speso; vi è costata tutti i soldi che non vi ha fatto guadagnare.

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Commenti all'articolo

  • Gandeconiglio

    10 Agosto 2017 - 08:08

    Un articolo che è un chiaro esempio di come ormai la cultura e la formazione valgano solo se hanno un rendimento economico, se sono utili, ma non in senso complessivo, ma nel senso più banale e terra terra: cioè utili a far soldi.

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  • AngeloFarina

    AngeloFarina

    09 Agosto 2017 - 21:09

    Angosciante questa opinione... Se non avessi fatto il liceo classico, non avrei mai combinato nulla di buono nella vita. Apre la mente. Se non avessi preso una laurea in ingegneria, e poi un dottorato in Fisica Tecnica, nessuno mi avrebbe aperto tutte le porte che invece magicamente ho avuto spalancate. La formazione di alto livello serve, e non solo per introitare un po' piu' di soldini dei miei coetanei che han studiato meno (anche perche' poi uno ne spende di piu', questo e' verissimo), ma soprattutto per avere una vite felice e piena, ricca di soddisfazioni. I soldi non sono poi cosi' importanti, quel che conta davvero e' godere ogni giorno facendo un lavoro bellissimo che mi appaga, e ogni giorno che passa diventa sempre piu' stimolante. Se non avessi studiato, avrei fatto una vita mediocre, magari avrei anche speso meno ed il mio conto corrente sarebbe un po' piu' grasso, ma non avrei vissuto una vita piena, felice e ricca di soddisfazioni. Che e' poi quel che conta, secondo me.

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