Il problema del ddl Concorrenza è che sui social siamo tutti testimonial

Come si fa a punire una celebrità dei video per avere postato l'immagine di sé stessa con un mascara, quando tutti gli altri utenti di internet fanno propaganda allo stesso mascara?

Il problema del ddl Concorrenza è che  sui social siamo tutti testimonial

Chiara Ferragni (foto LaPresse)

L'idea di regolamentare l'attività dei web influencer, permettendo ai consumatori di identificare quali prodotti siano inseriti a scopo commerciale nei selfie e nei clip delle star di internet, è un provvedimento legislativo giusto in linea teorica ma che si rivelerà difficile ad applicarsi in linea pratica. L'ordine del giorno approvato oggi nell'ambito del ddl Concorrenza non tiene conto dell'evoluzione del genere umano. Anzitutto non considera che la peculiarità delle star di internet è di essere indistinguibili dagli utenti di internet: si tratta di due insiemi permeabili sulla base del principio che chiunque si connetta oggi possa diventare la celebrità delle connessioni altrui domani. Non si può quindi applicare lo stesso criterio della pubblicità occulta nelle trasmissioni tv: celebrità televisive e pubblico sul divano sono due insiemi separati che non s'intersecano mai, questo è incudine e quello è martello.

 

Inoltre il provvedimento tralascia un dettaglio: i consumatori stessi costruiscono la propria immagine su siti e social per mezzo dell'inserimento di prodotti commerciali nei propri selfie e nelle proprie clip. Come si fa a punire una celebrità dei video fatti in casa per aver postato l'immagine di sé stessa con un mascara o una bevanda a pagamento, quando tutti gli altri utenti di internet fanno propaganda allo stesso mascara e alla stessa bevanda, solo con un seguito più risicato? In questo modo, per definire la nostra identità pietendo l'approvazione degli altri utenti, diventiamo tutti testimonial compulsivi, probabilmente ignari, sicuramente gratuiti. L'ordine del giorno approvato oggi nell'ambito del ddl Concorrenza ha tutte le ragioni in linea teorica ma, in linea pratica, non si accorge dell'irreversibile evoluzione dall'homo sapiens all'homo sandwich.

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