Il festival antirazzista che fa razzismo contro gli uomini bianchi

A Parigi la manifestazione afrofemminista Nyansapo avrà dei “laboratori” con ingresso vietato a chi non è una donna o non è nero 

Il festival antirazzista che fa razzismo contro gli uomini bianchi

Foto Steve Snodgrass via Flickr

Il festival afrofemminista Nyansapo, in programma per luglio a Parigi, prevede “spazi non misti” in cui sarà vietato l'ingresso a individui non rispondenti a determinate caratteristiche di genere e di razza; luoghi insomma in cui non si entra se non si è donne o se non si è neri. Poco male, non prevedevo di andarci. La storia della civiltà è sempre stata storia di agglomerazioni in base all'affinità: perché mai un uomo bianco dovrebbe pretendere di ficcare il naso in un festival afrofemminista? Non ci sono stati per secoli club per gentiluomini in cui avrebbe stonato la presenza delle gentildonne? Non esistono luoghi in abbondanza dove ci si aggrega per età, per classe sociale, per luogo di provenienza? In realtà il problema è che a precludere l'ingresso all'uomo bianco sono attivisti fieri di lavorare in vista della completa parità e dell'inclusione delle minoranze. Costoro contraddicono così i propri stessi ideali o, più probabilmente, si mostrano per quel che sono: razzisti travestiti da antirazzisti e sessisti travestiti da antisessisti. Se n'è quasi accorta perfino la sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, che prima ha protestato per l'indebito utilizzo di luoghi pubblici ma poi ha accondisceso, scoprendo che il programma prevedeva l'ingresso libero in una sala municipale e poi, ha spiegato mansueta, “des ateliers non-mixtes” ovvero dei laboratori non misti che si terranno “in un quadro strettamente privato”. Uno sarà aperto solo alle donne nere, un altro sarà aperto solo alle persone nere e un terzo sarà aperto solo alle donne discriminate. Sarò pessimista, sarò réac, ma rifugiarsi ipocritamente nel definire “laboratori” i luoghi del segregazionismo progressista mi sembra il nuovo fardello dell'uomo bianco.

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Commenti all'articolo

  • lisa

    31 Maggio 2017 - 10:10

    Sto pensando che dal femminismo in poi non noi donne abbiamo dato un bello spettacolo e non lo stiamo dando tutt'oggi. Non capisco dove vogliamo andare, se non vogliamo più definirci come madri quando abbiamo un figlio (caspita, lo siamo quanto i padri sono padri, perché sbarazzarsi dell'ovvio, stanno trattando la cosa quasi fosse una malattia), se il massimo del femminismo ci pare sia dare del sessista a tutti, compresi quei poveri scemi che non distinguono una battuta carina da una di pessimo gusto (e questo. ahimè, vale anche per noi), raccontare alle nostre figlie che devono per forza essere delle cavolo di eroine ribelli (stereotipo opposto da quello vendutoci dalle nostre madri, ma sempre stereotipo). Non ricordo chi lo ha detto ma ha ragione. La parità è parità di salari. Il resto sono manfrine. Come chiudersi in una stanza, vietare l'accesso ad altri e fingere di essere solidali (cosa che le donne non sono).

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