Il viscido e molle nichilismo che ha reso normale il male

Secondo il filosofo Sergio Givone con il nichilismo abbiamo preso atto che l'orizzonte dell'assoluto è stato fagocitato dall'autoevidenza scientifica, un po' ottusa come tutti i determinismi

Il viscido e molle nichilismo che ha reso normale il male

Uno stencil di Nietzsche. Foto di Silvia Siles via Flickr

Credete di essere atei ma siete solo nichilisti. Lo spiega bene il filosofo Sergio Givone nel “Trattato teologico-poetico” (Il Melangolo): l'ateismo è una dichiarazione di guerra a Dio, in cui scorge il gran nemico dell'uomo; il nichilismo ritiene invece che Dio sia una grande idea ma tutta umana, desinata a tramontare sotto i colpi del progresso della scienza. Per questo l'annuncio della morte di Dio, altro che sconvolgerci come voleva Nietzsche, ci lascia indifferenti a fare spallucce: perché non è scomparso il nostro nemico, non abbiamo valicato un limite insormontabile, ma abbiamo semplicemente preso atto che l'orizzonte dell'assoluto è stato fagocitato dall'autoevidenza scientifica, un po' ottusa come tutti i determinismi.

 

L'ateismo, spiega Givone, usa il male come arma contro Dio: se esisti, gli rinfaccia, come mai c'è il male? Viscido e molle, invece, il nichilismo non ritiene il male uno scandalo bensì parte del naturale ordine delle cose. Givone mi ha fatto comprendere che col nichilismo il male diventa normale, accettabile, domestico; sta lì; consente allo scienziato, che crede nel progresso e pertanto è nichilista, di praticare qualsiasi azione trovando sempre una qualche giustificazione etica, poiché il male, non scandalizzando più, non c'è più. “L'ateismo pur negando Dio ne reclama la presenza”, scrive Givone. E voi credevate di essere atei, di essere titanici oppositori di un Dio immane; invece, niente.

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