Contro l'università aperta a tutti

Chi protesta per avere una formazione orizzontale dell'uomo e del cittadino sta facendo del male al nostro paese

 

Contro l'università aperta a tutti

Prima di scrivere quanto segue ho contato fino a cinque. Uno: alla University Library di Cambridge si accede accostando una tessera a un sensore, senza di che non si sblocca lo sportello che protegge sette milioni di volumi. Due: prima di entrare alla Bodleian Library di Oxford bisogna porgere la tessera, mostrare l'interno della borsa e magari accennare un timido inchino all'usciere; i più allenati compiono il tutto in un unico gesto. Tre: la Bibliothèque Nationale de France prevede una serie successiva di sbarramenti concentrici, liberamente ispirata al palazzo che rende folli ne Le dodici fatiche di Asterix. Quattro: all'Harry Ransom Center di Austin, Texas, si viene sottoposti alla previa visione coatta di un filmato che spiega cosa sia e come funzioni una biblioteca. Cinque: quella che ho visto addosso a un custode della Biblioteca Nazionale di San Pietroburgo mi sembrava proprio una pistola, ma come dissuasore per i demotivati bastava il caso che gli addetti all'accoglienza dei nuovi utenti parlassero solo in russo.

 

I ragazzi che a Bologna hanno occupato la biblioteca di studi umanistici per protestare contro i tornelli hanno inconsapevolmente espresso la distanza fra il modello d'istruzione italiano e quello altrui. “Noi vogliamo solo studiare! L'università dev'essere aperta a tutti!”, hanno rivendicato a vario titolo: sanno che in Italia l'istruzione viene spacciata per formazione orizzontale dell'uomo e del cittadino, quindi hanno combattuto per garantire il diritto allo studio a chi è fuori. Di fatto hanno protestato contro la prospettiva che in Italia l'istruzione diventi faticosa ascesa a competenze ristrette, come avviene in queste cinque inaccessibili istituzioni o in tutte le altre che vogliano garantire il diritto allo studio a chi è dentro. In sintesi, gli occupanti di Bologna hanno manifestato per incoraggiare i ricercatori italiani a continuare a trasferirsi all'estero.

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Commenti all'articolo

  • GianniM

    12 Febbraio 2017 - 12:12

    Detto in estrema sintesi: l'università deve essere aperta a tutti coloro - di ogni censo ed estrazione sociale - che abbiano le capacità e la determinazione per intraprendere un cammino di eccellenza.

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  • Cako66

    Cako66

    11 Febbraio 2017 - 10:10

    Ma per essere definiti studenti è sufficiente l'autocertificazione? Perché non fare chiarezza e chiamare i soggetti con il proprio nome prima di inoltrarsi in interessanti argomentazioni circa il disastro delle nostre università? Quanti studenti "autocertificati" erano presenti ieri nelle democratiche rimostranze contro un provvedimento che perlomeno appare di buon senso? Questa nostalgia dei bei tempi andati che attanaglia i reduci di quei "formidabili anni" ha decisamente stancato.

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  • riflessivo

    10 Febbraio 2017 - 19:07

    L'università per poter svolgere il suo ruolo di creatrice di cultura, formazione ed educazione non può e non deve essere aperta a tutti, deve essere altamente selettiva, deve formare una classe dirigente sia politica sia di docenti in grado poi di alzare il livello culturale ed educativo del paese. Oggi siamo in una situazione davvero difficile e socialmente bassa anche a causa di un indebolimento culturale generalizzato che ha portato a distorsioni enormi. L'università deve tornare ad essere il luogo del sapere per eccellenza,uno dei punti di riferimento per i cittadini, pena lo smarrimento generale, la perdita di valori. Viviamo già in una società liquida,c'è il serio pericolo che possa diventare gassosa. Prof. Sebastiano Dell'Albani.

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  • Giovanni Attinà

    10 Febbraio 2017 - 18:06

    Caro Gurrado, non confondiamo i ricercatori con i tornelli. Poi gli esempi portati non è che siano da imitare. Chiarisco che non sono di sinistra, ma il diritto allo studio non ha bandiera politica.

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    • mristoratore

      14 Febbraio 2017 - 16:04

      perchè quegli esempi non sono da imitare?

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