L'ira degli anti Trump che si danno alla disobbedienza civile

Tutte quelle anonime forme di resistenza anti-tycoon ideate dall'America snob

L'ira degli anti Trump che si danno alla disobbedienza civile

Una protesta contro Donald Trump a Parigi (foto LaPresse)

Tanto per cominciare, gli amici del filosofo politico sinistrorso Michael Walzer sono già pronti a dichiararsi musulmani in massa, se mai Trump dovesse istituire un registro di chi segue l'islam negli Stati Uniti. Ma nel numero di Robinson di Repubblica che dedica la copertina a “L'altra metà dell'America”, ossia quella che non ha votato per Donald e che adesso cerca forme innovative di disobbedienza civile, le idee per non arrendersi al tycoon fioccano. Gliela faranno vedere loro. L'anonima curatrice di un importante museo newyorchese pensa di abbandonare il proprio ruolo per fare qualcosa di più concreto ma non meglio specificato. La figlia di Art Spiegelman, grande fumettista autore di “Maus”, e di Françoise Mouly, art director del New Yorker, proprio nel giorno dell'insediamento alla Casa Bianca lancerà una rivista illustrata underground gratuita.

 

Il saggista Mark Greif si spinge oltre: il temerario vorrebbe addirittura che gli comandassero di servire del caviale a Trump per il solo gusto di disobbedire. Adam Gopnik, invece, è fermamente persuaso che “l'unica resistenza possibile contro Trump” sia mettersi a leggere Montaigne; e, quando finisce, plausibilmente leggerlo da capo per quattro anni. Insomma, se qualcuno aveva dubbi sul perché questa metà snob degli States non sia riuscita a prevalere sulla metà naif donaldiana, tali reazioni forniscono una spiegazione più che sufficiente. È la classica ira dell'uomo innamorato di una donna ma respinto, il quale prende allora l'irrevocabile decisione: “Adesso mi chiudo in bagno e mi dedico all'onanismo finché non schiatto, così impara”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    16 Gennaio 2017 - 20:08

    Non è che sia simpatizzante di Trump, già in tempi non sospetti, ma con le proteste che si registrano in Usa, da certi ambienti, vedi mondo del cinema, mondo dello spettacolo, e intellettuali di sinistra del partito democratico, mi portano a rivedere la mia posizione.

    Report

    Rispondi

  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    16 Gennaio 2017 - 20:08

    IN GOD WE TRUST, fu il motto dei padri fondatori dell'"America" e dei loro figli, di generazione in... degenerazione. Oggi i rimasugli degli aborti americani, senza-Dio né più consapevolezza di sé stessi fino al punto da erigere alla Casa Bianca come monumento della propria dispersione mentale il terzo cesso per il sesso-incerto, come i porci invasati dai demoni della parabola anelano solo di correre verso il precipizio del "cupio dissolvi". Meno male che Trump ha avuto la fiducia dalle persone normali, ancora in maggioranza, pare. E meno male per noi vaso di coccio che comunque dall'altro polo un capopopolo dal sesso certo si è imposto con un seguito convinto sia di Popolo che di fede in Dio. Dico meno male perché noi siamo sempre stati vaso di coccio, però quello fatto più ad arte, che tutti ammirano e vorrebbero acquistare da compiacere ne ed esibire. Insomma, noi speriamo che me la cavo.

    Report

    Rispondi

Servizi