La Svizzera ci dice che c'è una religione che non vuole l’integrazione

La Svizzera ci dice che c'è una religione che non vuole l’integrazione

Foto di amish.patel via Flickr

Quello che non dice, ma che la stampa vorrebbe dicesse, la sentenza della Corte Europea per i diritti dell'uomo riguardo alla famiglia musulmana svizzera

Non credeteci, quando vi diranno che l'integrazione fra culture differenti prevale sul diritto del singolo a professare una religione. Fate attenzione perché questa è la linea interpretativa molle che si sta imponendo nella lettura della sentenza della Corte Europea per i diritti dell'uomo riguardo alla famiglia musulmana svizzera, quella i cui genitori non volevano che le figlie frequentassero le lezioni di nuoto obbligatorie a scuola dappoiché si sarebbero mischiate ai maschietti. La Corte non parla d'integrazione fra culture né di pace nel mondo né di unione dei popoli in una neutralità che valga a ogni latitudine; la sentenza recita infatti che va perseguita “l'integrazione sociale secondo gli usi e costumi locali”. Non si tratta di integrare culture differenti ma di tacitare le culture che risultino incoerenti col contesto in cui vengono trapiantate: se una religione ha dettami compatibili col contesto sociale in cui giunge, è la benvenuta; altrimenti, chi la professa deve adeguarsi. La sentenza della Corte, letta fra le righe, dice anche che in Svizzera e in Europa c'è una religione che così com'è non può essere integrata. Indovinate quale.