Il gender esiste, e National Geographic ci dice che è una questione di teoria

La rivista ha destato scandalo perché ha messo in copertina la foto di una bambina transgender di 9 anni. Ma l'articolo che sta dietro è piuttosto istruttivo

National Geographic

La copertina del National Geographic

Certo che per essere una cosa che non esiste, questa cultura gender fa parecchio notizia. Il problema è che oggi la sta facendo per la ragione sbagliata, ossia per la copertina su cui National Geographic ha sbattuto una bambina transgender di nove anni, con conseguente polemica sull'eventuale leggerezza o propaganda o sciacallaggio. Se ci si ricorda che dietro le copertine i giornali contengono articoli, e se dunque si legge lo sterminato e interessante reportage su come la scienza ci stia aiutando a capire il genere, si apprendono alcuni elementi piuttosto istruttivi. National Geographic conferma che è soprattutto questione di pronomi, di definizioni, insomma di parole: come quelle che dalla Nigeria alla Thailandia, dal Messico a Tonga, consentono di codificare e dunque definire un terzo genere, che esiste solo entro determinati confini geografici. In Samoa uno può essere maschio, femmina o fa'afafine, ma appena va all'estero scopre che i generi restano due. Emerge anche che il genere è “un amalgama di parecchi elementi: cromosomi, anatomia, ormoni, psicologia e cultura”.

 

 

A Oxford arrivano i pronomi gendericamente corretti

Il sindacato studentesco dell’Ateneo ha realizzato un volantino con il quale incoraggia gli studenti ad utilizzare, piuttosto che “he” or “she”, lui e lei, una forma neutra di pronome: “ze”

Ne consegue che il genere ha a che fare con convinzioni e condizionamenti, e infatti National Geographic dice testualmente che “ci si interroga sulla propria identità di genere perché oggigiorno si parla molto di questi argomenti”. È un raro caso di nome che crea la cosa: per questo non ci si limita ad accettare il proprio approccio alla sessualità come “hobby e scelta di vestiario”; per questo sta aumentando vertiginosamente il numero di “non conformisti di genere, una vasta categoria che nella scorsa generazione non aveva nemmeno un nome”. È una questione di parole, quindi di discorsi e teorie che creano la casella che uno, ingenuamente, crede ritagliata apposta sulla propria identità oggettiva e intima. Ricordatevelo la prossima volta che qualcuno vi dirà che la cultura gender non esiste, che è solo un'invenzione dei preti.

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