A che ora vanno a dormire i bulli?

E' andata in onda ieri su Rai2 “#Maipiùbullismo”. In seconda serata, quando i bambini, di solito, vanno a letto per andare a scuola il giorno dopo. C'è da chiedersi allora a chi fosse rivolta

A che ora vanno a dormire i bulli?

Col favore delle tenebre, la Rai ha avviato una campagna mediatica contro il bullismo appoggiata dal ministero dell'Istruzione. Magari non ve ne siete accorti perché a quell'ora stavate dormendo o desiderando di dormire o svolgendo attività più coinvolgenti, ma ieri su Rai 2 è andata in onda la prima puntata di “#Maipiùbullismo”. Si può anche chiudere un occhio sull'hashtag nel titolo ma non sul fatto che la trasmissione sia iniziata alle undici e un quarto di sera andando avanti per un'ora piena, ben oltre la mezzanotte. Visto che il programma è volto a sensibilizzare riguardo ai soprusi nelle scuole, e visto che a scuola si va al mattino presto alzandosi ancora prima, traspare la strategia geniale di organi governativi e infrastrutture di comunicazione.

 

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Lungi dall'essere finalizzate a "garantire un maggiore controllo agli utenti sulla propria esperienza sul social", infatti, le nuove misure di cybersicurezza di Twitter sono meccanismi di censura. Da finestra a spioncino, il social network non ci salverà dall'odio universale

O il programma è un ammonimento rivolto a ragazzi che a scuola umiliano i propri compagni, e in tal caso la visione coatta serve a tenerli svegli il più a lungo possibile così che al mattino dopo dormano schiantati sul banco. O il programma è un lenitivo rivolto a ragazzi che a scuola vengono umiliati dai propri compagni, e in tal caso la prolungata veglia è funzionale a renderli incapaci di intendere e volere al mattino dopo, così che subiscano angherie senza accorgersene. Oppure, infine, il programma è la solita ramanzina rivolta ad adulti che non vanno a scuola ma abbisognano di essere tranquillizzati: in tal caso, l'ora tarda serve a far perdere la lucidità sufficiente a rammentare che nessun teppista ha mai cambiato vita grazie a una trasmissione ad usum delphini. Quanto a me, ho guardato i primi quattordici secondi: una voce fuoricampo rivelava che “per molti ragazzi uscire di casa per andare a scuola può diventare un vero incubo”. A proposito di incubo, mi son detto, tanto vale dormire.

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