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Il trash

di Andrea Ballarini | 13 Aprile 2012 ore 09:48

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- Definizione di trash: qualunque cosa non piaccia. Tuonare contro la forzatura.

- Definire sinteticamente il trash come "l'imitazione fallita di un modello alto" rivela il sapido intellettuale. Eventualmente citare l'ormai introvabile "Estasi del pecoreccio" di Tommaso Labranca, massimo teorico della materia. (Vedi seguente)

- Per un politico il massimo del trash è farsi beccare a prendere una bustarella di soli cinquemila Euro. Convenirne.

- Resistere alla tentazione di usare il superlativo "trashissimo", inascoltabile, nonché indice di confusione dottrinale.

- Fare sottili distinguo per stabilire se una cosa è trash o solo brutta. Fare seguire divagazioni a casaccio sull'estetica del brutto.

- Amare il trash può essere fico se fatto consapevolmente, ma è preferibile evitare di dichiararsene cultori. Se qualcuno lo fa ugualmente, accusarlo di confondere trash e camp.

- Determinare con sicurezza cosa sia trash, camp, kitsch o solo di cattivo gusto, fornendo contestualmente le definizioni di ciascuna categoria. Non è necessario conoscerle davvero.

- Dichiarare che i faretti incassati degli anni Ottanta sono l'epitome del trash. Vantarsi di conoscere qualcuno che se li è fatti installare in casa di recente.

- Aborrire i controsoffitti grigliati, cifra stilistica precipua della pizzeria aspirazionale. Valutare se lasciare cadere con nonchalance il termine "carabottino" per millantare competenza, ma con discrezione.

- Ammirare Renzo Arbore, ma attribuirgli la colpa di aver fornito un'ascendenza nobile alla slavina del trash televisivo che nei suoi estremi epigoni ha generato poi dei mostri. Cercare il dibattito.

- Scagliarsi contro l'abuso del concetto di ironia utilizzato per spacciare qualunque idiozia. Sostenere l'irredimibilità della cazzata rivela il moralista di razza.

- Avere una collezione di oggetti kitsch: superato. Pratica usurata dai titolari di professioni cosiddette creative (architetti, pubblicitari, assessori alla cultura) nei decenni passati.

- L'architettura è la disciplina più indifesa nei confronti del trash: vedere le villette monofamiliari con il tetto scolmato o i miniranch californiani della Padania.

- Insuperato lo spot di Sara Tommasi che si toglie il travestimento da Bin Laden restando in bikini per pubblicizzare dei libri di Alfonso Luigi Marra. Rivederlo periodicamente su YouTube e di seguito chiedere se qualcuno sappia di preciso che cosa sia il signoraggio bancario.

- Rivendicare il diritto di concedersi sporadicamente qualche tipo di junk food.

- Interrogarsi con piglio sociologico se sia più trash il formaggio spray degli americani o la pratica nostrana largamente diffusa di impugnare un bicchiere di Barolo per il bordo come un tumbler di bourbon. Spocchioso, ma sempre di sicuro effetto.

- Adorare le acconciature sansirobabilonesi di Moira Orfei.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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