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BEL AMI

di Mariarosa Mancuso | 13 Aprile 2012 ore 20:10

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di Declan Donnellan e Nick Ormerod con Robert Pattinson, Christina Ricci, Natalia Tena, Uma Thurman

Locandina

Brian Joseph Davis – artista multimediale, che vuol dire tutto e niente – ha preso un programma che serve ai poliziotti per tracciare gli identikit senza bisogno delle antiche striscioline di carta, e ne ha ricavato i ritratti di qualche personaggio letterario. Non si può dire che l’esperimento sia riuscito. Daisy Buchanan del “Grande Gatsby” ha lo stesso mento della governante Danvers in “Rebecca”. Luz Lisbon delle “Vergini suicide” somiglia a Holly Golightly in “Colazione da Tiffany”. La sua Madame Bovary fa rigirare Flaubert nella tomba, Tom Ripley è un colpo al cuore per Patricia Highsmith, che lo aveva immaginato bellissimo. Lui, ha l’identikit del distruttore seriale di romanzi. Conclamato: tra le sue fatiche precedenti c’è un titolo agghiacciante: “Against Expression: An Anthology of Conceptual Writing”. Georges Duroy detto Bel Ami, giornalista dalla penna scarsa e sapiente arrampicatore sociale, non figura nella sua galleria. Ci pensano i due registi di questo film a dargli il volto di Robert Pattinson, ex vampiro in cerca di promozione attoriale (il tentativo circense, in “Come acqua per gli elefanti”, già sta nell’antologia del kitsch). Riga in mezzo, che sta male a tutti, un bel po’ di brillantina, un colletto rigido, e il giovanotto si avvia alla sua scalata parigina. “Somigliava perfettamente al cattivo soggetto dei romanzi popolari” scrive Guy De Maupassant, quando il futuro gazzettiere è appena tornato dall’Algeria e passeggia in via Notre Dame de Lorette contando i pochi soldi che gli restano per arrivare a fine mese. Una birra in più sballa il bilancio, prima dell’incontro con l’ex commilitone Forestier, titolare di una brillante carriera costruita sugli articoli della moglie Madeleine. Robert Pattinson si sforza di sembrare affamato e furioso con il mondo (i reduci lo sono sempre), una delle tre espressioni che sfoggia nel film. L’Ottocento francese non giova neppure a Uma Thurman, l’abile Madame Forestier che tutto governa: con il corsetto, la stangona di “Kill Bill” sembra uscita da un ballo mascherato. Bel Ami (soprannome dato da una ragazzina che ripete le parole della madre) si destreggia tra altre due donne: la libertina Cristina Ricci, e la rigida Kristin Scott Thomas, unica veramente in parte nei suoi tormenti da adultera principiante. Un ballo di belle statuine in costumi sfarzosi. 

© FOGLIO QUOTIDIANO


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