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Girotondo d'opinioni - Quant'è bella sicurezza…/5

Non credo all’emergenza rom e temo un effetto razzista della campagna sulla sicurezza

di Piero Sansonetti | 17 Maggio 2008 ore 22:00

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Non credo che esista una emergenza-rom. Tra qualche riga proverò a spiegare perché. Credo invece che sia in pieno svolgimento una campagna anti rom con forti caratteristiche xenofobe e razziste. E credo che questa sia la vera emergenza: il rischio che il razzismo dilaghi. Quando parlo di “campagna” intendo un grande numero di iniziative politiche, giornalistiche e culturali convergenti, cioè che spingono tutte nella stessa direzione. E che per la loro capacità di penetrazione nell’opinione di massa, finiscono per modificare, anche in modo robusto, lo spirito pubblico. La modifica dello spirito pubblico – di un popolo, di una nazione, di un continente… – è la premessa di ogni grande svolta storica. Io non penso che la campagna della quale sto parlando – e che sdogana alcune forme classiche di razzismo – sia “ordinata” e coordinata da un unico centro, o da un gruppo, da un partito, da un clan. Una volta, tanti anni fa, era così. Pezzi ben identificabili del potere decidevano una campagna, la finanziavano, l’organizzavano e in quel modo preparavano una certa svolta politica. Oggi tutto è più complesso, viviamo in una civiltà pluralista, multicentrica, multiculturale. I vari “tronconi” di una campagna nascono autonomamente, sono indipendenti, si influenzano fortemente l’uno con l’altro, si rafforzano vicendevolmente ma, il più delle volte, sfuggendo a qualsiasi regia. Dico questo per spiegarmi bene: non penso affatto a un complotto, ma a qualcosa di molto più complicato, di democratico, e per questo – forse – anche più pericoloso. Penso a qualcosa è nata per diversi motivi, il principale dei quali è l’alleanza tra destra e centrosinistra (Pd e Pdl) realizzata sulla base di un programma e di un asse culturale fortemente conservatore e restauratore.
Sul mio giornale (Liberazione) ho accennato nei giorni scorsi a un paragone che ha fatto un po’ scandalo: ho scritto che la nomina dei commissari all’emergenza rom mi ricordano le leggi razziali italiane del ’38-’39. Provo a spiegare il paragone. Io dico che è la prima volta, dal 1938-’39, che un atto pubblico, con valore – credo – legislativo, è costruito sull’idea che esista una razza e che questa razza sia pericolosa, costituisca un’emergenza sociale o addirittura criminale. La mia è una constatazione oggettiva. La parola “rom” è possibile solo riferirla ad una razza, un’emergenza rom – per sillogismo – è una emergenza razziale, e un provvedimento sull’emergenza rom è un provvedimento razziale. Una cosa del genere non avveniva, nell’Europa occidentale, dal 1939. Da qui, poi, si possono trarre una serie di considerazioni, che io traggo – e per fortuna non sono più solo: lo fa il Vaticano, lo fanno le comunità ebraiche, lo fanno molte organizzazioni cristiane, le Acli e un buon numero di editorialisti di grandi giornali – sul rischio razzismo e su come un diffondersi del razzismo possa portare al corrompimento di elementi essenziali della civiltà.
Non penso che il “disegno” di restaurazione che oggi – secondo me – accomuna Pd e Pdl, abbia come scopo la rinascita del razzismo. Temo che consideri questa possibilità come un’ipotesi forse necessaria e non drammatica.
E torno al ragionamento di partenza. Non credo all’emergenza rom. Perché? Primo, perché il numero di delitti – soprattutto di delitti gravi – attribuibili alle persone che oggi vivono nei campi intorno alle grandi città (cioè quelli che genericamente vengono chiamati i rom) è statisticamente irrilevante. Secondo, perché il numero dei rom che vive in Italia è molto piccolo. I rom sono tra i 130 mila e i 170 mila. Di questi, la metà di nazionalità italiana. L’Italia è, in cifra assoluta, il quattordicesimo paese europeo per presenza di rom. In Francia ce ne sono quasi mezzo milione, in Inghilterra 300 mila, in Grecia (paese grande un quinto dell’Italia) più di trecentomila. In quei paesi nessuno parla di emergenza. E’ vero che questi sono semplici fatti, e contano di più – mi hanno spiegato – le percezioni. Ma – che volete? – noi ideologizzati siamo attaccati ai fatti in modo preconcetto…

© FOGLIO QUOTIDIANO


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