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Alla ricerca di una scopata perduta

La donna come surrogato della masturbazione, certo per crederci serve parecchia fantasia

di Andrea Affaticati | 17 Agosto 2008 ore 10:30

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Una delle immagini mostrava l’opera di Gustave Courbet, “L’origine del mondo”, rivista e corretta dall’artista Tanja Ostojic: il nudo femminile vestiva uno slip blu con le stelle dell’Ue stampate sopra; nell’immagine che ritraeva l’opera di Carlos Aura, invece, tre leader mondiali praticavano sesso di gruppo (nei fatti un trenino). I rolling boards, sui quali scorrevano i manifesti erano stati piazzati lungo la famosa cerchia del Ring e in altri luoghi strategici di Vienna. E così il progetto 25PeaceS è stato, a ben vedere, l’evento più clamoroso della presidenza di turno austriaca. In tutto erano stati chiamati venticinque artisti a rappresentare le affinità elettive dei membri dell’Ue. Ma le due opere succitate hanno creato un vero putiferio. Nonostante l’imbarazzo sincero (?) del cancelliere austriaco Wolfgang Schüssel, quello che colpiva era il fatto, che ancora una volta era il sesso a scioccare, scandalizzare e far fremere la città di Vienna.

Con la consueta ipocrisia il tabloid Kronen Zeitung denunciava l’oscenità, ma nel tempo stesso solleticava pruriginose curiosità nei suoi lettori. Si perché questo alter ego della Bild Zeitung, cavalca qualsiasi onda, salvo poi mettere insieme nello stesso numero il diavolo e l’acqua santa. Anche all’estero i manifesti avevano creato un certo scalpore. Sarà che di Vienna si vuole continuare a vedere il lato edulcorato della Austria Felix che fu. Già ma l’Austria Felix che poi era la Felix Vienna, il suo soprannome non se l’era mica guadagnato perché era l’Eden (inteso nel senso più stretto). Semmai, la Vienna di fine Ottocento primi Novecento era una sorta di Sodoma e Gomorra, se si vuol dar credito alle cronache del tempo. Le condizioni di allora le aveva riassunte così lo scrittore Stefan Zweig: “Un solo compagno della mia giovinezza che non sia venuto a trovarmi pallido e turbato in volto, uno perché malato o temeva di esserlo, un altro perché veniva ricattato a causa di un aborto, un terzo perché non aveva i soldi per farsi curare senza che la famiglia lo sapesse, il quarto perché non sapeva dove trovare i soldi per chiudere la bocca a un’amante che pretendeva di aver avuto un figlio da lui, il quinto perché gli avevano rubato il portafoglio in un bordello e non osava andare dalla polizia”.

Canzoni e operette trasformavano anche donne in lutto in vedove allegre, e si abbandonavano a slanci lirici su una serata nel separé; la popolazione refrattaria a pensare che si trattasse degli ultimi giorni dell’umanità (come gufava Kraus, la mente più eccelsa e caustica della capitale) gli andava dietro, e solo una minoranza, ma proprio minoranza, era convinta che ci fosse qualcosa di marcio nel cuore stesso della società: l’epidemia della prostituzione ne era uno dei segni più evidenti. Freud finisce nel bel mezzo di questo ballo che celebra, ignaro, la fine dell’Impero (e anche dei sensi, vista la vita tormentata dell’amatissima principessa Sissi, e la fine tragica di suo figlio Rodolfo).

Da una parte c’era Josephine Mutzenbacher, popolana dalla vita dissoluta, immortalata da Felix Salten, lo scrittore diventato famoso con la storia del cerbiatto Bambi, dall’altra la sessualità traumaticamente repressa della Signorina Anna O. e della Signora Emmy von N., che sarebbero diventati i primi casi celebri del padre della psicanalisi. I tre saggi di Freud, usciti nel 1905, sulla teoria sessuale, sono dinamite nella società benpensante della Vienna di allora (e poco importa se un parente di Sacher Masoch, anche lui figlio dell’impero asburgico e autore di uno dei più celebri libri pornografici dell’epoca, “Venere in pelliccia”, uscito nel 1890, aveva usato la prima parte del nome per la più celebre delle torte; la seconda avrebbe dato, invece, il nome a una perversione sessuale). Il fatto che ogni cittadino dabbene covi anche un tratto perverso, urtava la pruderie del tempo.

Ma ad urtare forse ancora di più era il fatto che per Freud la perversione non è una colpa – e in quanto tale emendabile, secondo la mentalità, più che sinceramente cattolica bigotta, del tempo – ma semplicemente un comportamento sessuale non finalizzato alla procreazione. Il che risultava ancora più destabilizzante. Freud, profondamente agnostico era convinto, infatti, come si legge in “L’avvenire di un’illusione” che: “La religione sarebbe la nevrosi ossessiva universale dell’umanità; come quella del bambino, scaturì dal complesso edipico, dalla relazione paterna. Stando a tale concezione, è da prevedere che l’abbandono della religione debba aver luogo con l’inesorabilità fatale di un processo di crescita, e che ora ci troviamo in pieno proprio in questa fase di sviluppo”. Il libro era stato pubblicato nel 1927.

Undici anni dopo, l’Austria si sarebbe fatta inghiottire, senza opporre resistenza e troppi turbamenti morali, dal nazionalsocialismo e Freud sarebbe andato in esilio a Londra. A centocinquant’anni dalla nascita di una delle sue icone, Vienna non è certo più il luogo di perdizione raccontato da Schnitzler, anche se un recente studio americano sostiene che non sono i latini, ma proprio gli austriaci i campioni del sesso mondiale (per volte, lo studio non specifica se anche per qualità). Ma non per questo si trova meno piacere nel buttare un occhio attraverso il buco della serratura.

In questi giorni, nella capitale non si fa altro che parlare dell’amour fou tra un noto attore tedesco di 52 anni e un’avvenente viennese di 15 più giovane di lui. La scintilla a quanto pare è scoccata nel night più famoso della capitale austriaca, l’Eden Bar. Ma il suo acme la notizia l’ha raggiunta quanto si è saputo che la giovane fiamma ha un passato a luci rosse. Lei Maddalena redenta, professa però il suo amore sincero dalle pagine del settimanale News, e fa intendere di essere in dolce attesa. Peccato che poi ci si è messa la sorella a smentirla, dichiarando che è sterile da 15 anni. La gente compra la Kronen Zeitung e non si perde una puntata. E’ una storia qualunque ma perfetta per riempire le calde giornate estive. Certo non ha la Brisanz, la dirompenza, di quando, nel 1994, si era scoperta la relazione del precedente capo di stato Thomas Klestil con la sua assistente. Lui però, a differenza dell’attore fedifrago, l’avrebbe sposata quattro anni dopo. Vienna continua dunque a volteggiare al ritmo leggiadro del walzer? Dipende dai punti di vista.

Ogni anno ci si scalda per l’ospite d’onore invitato dall’impresario edile Lugner al ballo dei balli della capitale, l’Opernball. Non si tratta però di teste coronate o discendenti di sangue blu. Lugner ama invitare nel loggione di uno dei templi della musica, l’Opera di Vienna, non solo starlette prosperose. Qualche anno fa ha dato in pasto a un’orda assatanata di cameramen la pornodiva Dolly Buster, i capi di stato e i politici internazionali anche loro presenti erano passati in secondo piano. La città aveva ovviamente reagito scandalizzata a questa “profanazione”, anche se poi nelle chiacchiere dei caffè, tutti concordavano sul fatto che senza la triade Lugner, la sua diva del momento e la moglie Mausi (vezzeggiativo che sta per topina) che Opernball sarebbe? Senza quel tocco di perdizione che vita sarebbe? A ben vedere non è che poi li abbia resi tanto felici, nemmeno ai tempi di Strauß e Lanner, i due sommi compositori del genere walzer.

Basta rileggersi il “Girotondo” di Arthur Schnitzler, dove i dieci incontri sessuali descritti hanno un unico scopo, soddisfare l’immediato bisogno sessuale. Quasi un secolo dopo Elfriede Jelinek, la scrittrice austriaca che due anni fa ha ricevuto il premio Nobel, scriveva nel suo romanzo “Lust” (La voglia): “La donna ride nervosa, quando l’uomo, ancora con il cappotto, si sbottona davanti a lei, senza vergognarsi del suo cazzo, che resta lì, come sospeso. Lei ride forte portandosi una mano alla bocca, spaventata dalle sue minacce: fra poco la prenderà. Dentro di lei risuona ancor la musica del giradischi, sul quale i suoi sentimenti, come quelli di altri, hanno girato in tondo con le note di Johann Sebastian Bach, le più adatte al piacere maschile”.

Freud è una gloria nazionale e la Berggasse, un luogo di pellegrinaggio. I viennesi ne vanno fieri, anche se le sue idee, che proprio la società viennese dei tempi gli aveva sollecitato, continuano a giudicarle con sospetto. Ancora meno digeriscono però l’analisi impietosa che di loro fa la Jelinek: provinciali e repressi. “E’ sorprendente sapere che una pillola rende questa donna infeconda, di nascosto però, perché il cuore ingordo dell’uomo non permetterebbe mai che qualcuno impedisse alla vita di sgorgare dal suo serbatoio pieno” continua la Jelinek nel suo romanzo. Una pillola magica, di cui a quanto pare i giovani sanno poco, visto che l’Austria si trova all’ottavo posto in Europa per gravidanze tra adolescenti. Eppure, è stata di nuovo Vienna a dare i natali a Carl Djerassi, l’inventore della pillola contraccettiva, fuggito, ancora bambino, negli anni Trenta insieme ai genitori dall’Austria.

Ma nel 2000, invitato all’annuale manifestazione Ars Electronica, proprio Djerassi aveva tracciato una nuova destinazione d’uso della sua invenzione: “Sesso e riproduzione sono ormai pronti per separarsi”. A suo avviso nei prossimi cinquant’anni l’attività sessuale tra le coppie si concentrerà sempre più sulla contraccezione ai fini della riproduzione. Per averli i bambini, ma decidendo il tempo, il modo, e soprattutto come dovranno essere. Per i piaceri inconfessati, per le pulsazioni traumaticamente represse, per le passioni pruriginose restano sempre le peep show, quelle frequentati dalla Pianista del romanzo della Jelinek. Anche Kraus doveva essersi già posto il problema, giungendo però alla conclusione che “La donna a volte è un eccellente surrogato della masturbazione. Certo occorre un sacco di fantasia”.

I rapporti della Vienna Felix con il sesso, sono sempre stati molto problematici, e ancora oggi molti quadri di Schiele, per quanto osannati, continuano a scandalizzare e a provocare reazioni di ripulsa. Proprio le stesse che avevano accompagnato la sua attività e gli erano costate denuncia e il carcere per oscenità. Nella particolare declinazione della concupiscenza che Vienna ha lasciato in eredità c’è questa unione schizofrenica tra “lustig” e “Lust”, tra la spensieratezza della vedova Glawari e le voglie animalesche, al limite della pervesione, di cui il dottor Freud sapeva molto. (Immagine: “Danae” di Gustave Klimt)

Leggi gli articoli di Umberto Silva, Luigi Amicone, Sandro Fusina, Saverio Vertone, Giuseppe Sermonti, Edoardo Camurri, Francesco Agnoli, Ottavio Cappellani, Giuliano Zincone, Paola Mastrocola, don Francesco Ventorino, Mariarosa Mancuso e Camillo Langone

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