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Comincia la fase due: il centrodestra replica così agli schizzi di fango mafioso

di Salvatore Merlo | 09 Dicembre 2009 ore 21:00

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E’ prevista per domani la deposizione dei fratelli Graviano al processo contro Marcello Dell’Utri. I due boss mafiosi, incarcerati, sono convocati per riscontrare le dichiarazioni rilasciate al tribunale da Gaspare Spatuzza, il quasi pentito che la settimana scorsa ha raccontato di aver sentito dire che le stragi di mafia furono volute “da quello di Canale 5”, cioè da Silvio Berlusconi. E’ in questo clima di attesa che ieri la maggioranza ha deciso di fare un po’ di campagna informativa sui successi dell’antimafia nel corso della legislatura. Sulla decisione ha pesato non poco il consistente schieramento della grande stampa di sinistra, che – raccontano dal Palazzo – ha favorito la politicizzazione delle parole di Spatuzza. Ma “i numeri hanno una forza intrinseca che fa ragione delle scempiaggini che sono state dette nei confronti del governo”, dice il ministro dell’Interno Roberto Maroni.

“La mafia è in ginocchio. Il nostro obiettivo è stenderla a terra”, promette il Guardasigilli Angelino Alfano. “Stiamo lavorando a un piano straordinario antimafia in dieci punti”, rincara Maroni. “A gennaio presenteremo un testo unico per quello che contiamo possa essere l’affondo definitivo”. In conferenza stampa al Senato, ospiti dei capigruppo Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, i due ministri squadernano i risultati: negli ultimi diciannove mesi – elencano – sono stati arrestati ventuno dei trenta latitanti nella lista dei più pericolosi; 1,8 miliardi di euro sono stati sequestrati; 6,2 miliardi di euro e 8.933 unità immobiliari sono state confiscate. “I leader storici sono tutti in carcere con il 41 bis e gli astri nascenti sono già decaduti e anche loro sono in carcere al 41 bis”, conclude Alfano. Che aggiunge: “Maroni non fa in tempo ad aggiornare la lista dei latitanti pericolosi perché vengono continuamente catturati”. E il ministro dell’Interno: “Nel corso del G8 il modello italiano di contrasto alla criminalità organizzata è stato riconosciuto come la rotta da seguire in ambito internazionale”.

Maroni ha annunciato la creazione di un’agenzia nazionale dei beni confiscati e sequestrati alla mafia. Già nella Finanziaria di quest’anno è previsto che i beni mafiosi siano messi in vendita per investire nel comparto giudiziario e fare fronte alle richieste dei magistrati, così come auspicato anche dal presidente della Camera Gianfranco Fini. Il cofondatore del Pdl ha siglato un patto politico con Berlusconi per l’approvazione di una legge ponte sulle immunità, di un lodo Alfano costituzionale e di una riforma complessiva dell’ordinamento giudiziario; chiedendo però più fondi per procure e tribunali. Nel complesso si configura una vera “fase due” per la ripresa dopo la pausa natalizia. Il governo accelera anche sui tempi della riforma che porterà la separazione delle carriere.

Oggi il Guardasigilli Alfano inizia un giro di consultazioni. Obiettivo: avere pronta a gennaio una bozza d’intervento.
Ieri Maroni ha pure rassicurato i finiani: “I prefetti vigileranno affinché gli immobili confiscati non ritornino alla criminalità”. Parole subito apprezzate. “Il ministro va nella direzione giusta”, dice Fabio Granata, il deputato finiano che aveva sollevato dubbi circa l’opportunità di mettere in vendita i beni sequestrati. Sembra che l’assedio giudiziario e le parole dei boss semipentiti abbiano determinato un ricompattamento del Pdl, complice anche l’incauto fuori onda nel quale Fini sembrava non troppo solidarizzare con il Cav. Il dibattito alla Camera intorno al lodo sul legittimo impedimento entrerà nel vivo a gennaio e un ruolo chiave lo ha il presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, l’esperto giuridico del presidente della Camera.

Ma i finiani hanno garantito che la legge andrà avanti spedita. D’altra parte il legittimo impedimento è lo strumento che piace di più a Fini, molto più del processo breve incardinato al Senato. Su questo testo è atteso per lunedì un parere del Csm, i cui rilievi tecnici serviranno anche a calibrare gli emendamenti necessari a scavallare i profili di incostituzionalità riconosciuti dalla stessa maggioranza. Quanto al legittimo impedimento, la norma garantirebbe una maggioranza allargata all’Udc oltre che un’opposizione forse meno astiosa da parte del Pd. Ma i testi per adesso vanno avanti insieme, come spiegano nel Pdl: “Solo alla fine se ne sceglierà uno”.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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