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Senza i soldi del Tesoro nessuna riforma della Giustizia

Dopo Fini tocca a Tremonti

Il premier ottiene il sì alla legge che lo metterà al riparo dal Tribunale di Milano

di Salvatore Merlo | 11 Novembre 2009 ore 06:59

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Tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini è stato siglato un accordo politico e tecnico che riguarda la posizione giudiziaria del premier. Come ha annunciato il presidente della Camera, sarà presentato un testo di iniziativa parlamentare, forse al Senato, che introduce il così detto processo breve. Per gli incensurati e per i reati fino a dieci anni precedenti al 2006, il complesso dei tre gradi di giudizio non potrà mai superare i sei anni di durata. Questo farebbe decadere i due processi in corso a Milano che vedono imputato Berlusconi.

Il Cav, lasciando lo studio del cofondatore del Pdl a Montecitorio, ha detto che l’incontro “è andato bene”. Il presidente del Consiglio ha ottenuto quello che voleva, anche se non tutto. Fini si è impegnato – politicamente – a dare una mano per l’approvazione del salvacondotto ma si è opposto – tecnicamente – al taglio di un quarto della prescrizione per come immaginato da Niccolò Ghedini. Il risultato è comunque di aver posto le premesse per mettere il premier al riparo dal Tribunale di Milano. Con il presidente della Camera impegnato nello sforzo dialettico, con televisioni e quotidiani, di aggirare la parola “prescrizione” e con il premier disposto, nel gioco delle parti, a passare per “parzialmente scontento” nelle ricostruzioni giornalistiche. D’altra parte i toni della discussione non sono stati sempre distesi e Fini ha voluto che il proprio punto di vista passasse in tutta evidenza, specie sui mezzi di informazione.
E’ atteso per questa settimana, forse domani, un ufficio di presidenza del Pdl. Dopo l’incontro con Fini non è più sicuro che il partito produca quel documento vincolante sulla questione Giustizia di cui si è parlato nei giorni scorsi. Il presidente della Camera non lo avrebbe siglato. E d’altra parte le sue parole di ieri valgono anche di più d’una firma in calce. “Ne discuteremo”, dice il coordinatore nazionale Denis Verdini. “Ma è uno strumento interessante”, obietta il vicecapogruppo al Senato, Gaetano Quagliariello, che aggiunge: “Bisognerà adesso lavorare anche alla reintroduzione dell’immunità parlamentare”. Un intervento costituzionale contro il quale l’opposizione si è irrigidita ma che trova sponde tra i finiani. “Sarebbe l’ora di mettersi a lavorare sull’articolo 68”, dice Benedetto Della Vedova. Il caso di Nicola Cosentino rende la riflessione persino più cogente.

Il sottosegretario e candidato in pectore del Pdl in Campania
ha ricevuto ieri un’ordinanza di custodia cautelare da parte del gip di Napoli per concorso esterno in associazione mafiosa. Fini lo ha definito incandidabile. E il Pdl, già diviso tra l’opportunità di promuovere un candidato azzoppato dalle indagini e la tentazione di non farsi “dettare le candidature dalle toghe”, adesso deve prendere una decisione rapida.

Fini e Berlusconi hanno stabilito di stanziare nuovi fondi per la Giustizia. E’ una contropartita anche d’immagine che serve al presidente della Camera – l’aveva preannunciata Giulia Bongiorno lunedì sul Corsera – ma che è utile anche al premier. Si tratterà di reperire dei quattrini in Finanziaria, il che significa convincere il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. E’ prevedibile che la volontà politica dei due cofondatori del Pdl possa riuscire a sfondare la diga rigorista laddove fino a oggi ha fallito il Guardasigilli Angelino Alfano.
Non è dato sapere se Fini e Berlusconi abbiano anche parlato dei processi civili contro Mondadori. “Non mi risulta che ci siano interventi di alcun genere”, ha detto Fini. Ma sembra che lo staff di Tremonti stia lavorando a una norma tributaria.

Chiuso l’accordo sulla questione giudiziaria tocca adesso completare il capitolo relativo alle candidature per le regionali di marzo. Un incontro di Fini e Berlusconi con Umberto Bossi era previsto per oggi ma è saltato. Resta tuttavia “imminente”, confermano da più parti. La trattativa nelle ultime settimane si è tenuta su tre livelli: Fini-Bossi, Berlusconi-Bossi, Pdl-Lega. Tanto da essersi complicata per le promesse che i tre leader si sarebbero scambiati reciprocamente in privato senza consultarsi. Ufficialmente il Pdl offre alla Lega soltanto una regione, il Veneto, con la possibilità di mantenere il ministero delle Politiche agricole. Mentre i leghisti chiedono anche il Piemonte e una terza candidatura di bandiera (in Toscana o in Emilia). Voci di Palazzo sostengono che le trattative sulla Lombardia non si siano mai arrestate e che la regione possa essere la vera contropartita offerta dal Pdl ai padani per la Giustizia.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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