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Non succede, ma se succede…

Per il Pdl tra la vittoria e il trionfo c’è di mezzo una sola regione, il Lazio

La sondaggista del Cav. ci dice che basta strappare Calabria e Campania. Ma queste sono regionali atipiche

di Salvatore Merlo | 26 Marzo 2010 ore 21:30

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Riguardo al voto di domani e lunedì, nell’inner circle berlusconiano c’è una sola certezza ufficiale: comunque vada sarà una sconfitta degli avversari. Il premier già lunedì non mancherà di puntualizzarlo, sicuro di poter sventolare – anche nella peggiore delle ipotesi – un risultato nazionale che in milioni di voti premia il centrodestra. Ma chissà. Forse non ci sarà un vincitore ma di sicuro, dicono a Palazzo Chigi, “ci sarà uno sconfitto”. Cioè quel centrosinistra che governa attualmente 11 regioni su 13 e che, secondo le sensazioni prevalenti, finirà con il perdere sia la Calabria sia la Campania. Cosa che di per sé non autorizzerebbe la maggioranza a dichiararsi vincitrice, benché da quelle parti abbiano già tarato la soglia della vittoria percepita sul risultato di 4 regioni (due settimane fa erano 5), mantenendo le dita incrociate sullo scontro dall’esito “indecifrabile” nel Lazio tra la favorita Emma Bonino e una Renata Polverini in ripresa. Dice Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research e sondaggista di Silvio Berlusconi: “La valutazione politica di queste elezioni sarà che la gran parte degli elettori verranno amministrati dal centrodestra”.

Trascinato dalle liste di appoggio,
il candidato socialista del Pdl in Campania, Stefano Caldoro, nonostante non sia un nome di grande appeal mediatico, sembra appressarsi alla vittoria così come il sindaco ex An di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti. Il centrosinistra si confermerà verosimilmente padrone del centro Italia, con i suoi otto milioni di voti, in Emilia, Marche, Umbria e Basilicata; regioni nelle quali, tuttavia, secondo quanto dicono nel Palazzo, il risultato della Lega sembra destinato a crescere erodendo consensi nell’elettorato tradizionalmente vicino alla sinistra. Vedremo. Il Piemonte, considerato fino a ieri inespugnabile dai berlusconiani, è in bilico e molto dipenderà dai flussi elettorali. La candidata del Pd Mercedes Bresso è considerata più forte di Roberto Cota ma qualora la prevista crescita di consenso della Lega dovesse pescare più nel bacino elettorale del Pd che del Pdl, allora potrebbero anche esserci sorprese e la somma delle percentuali del partito berlusconiano e di quelle delle liste padane superare il centrosinistra.

Il risultato più probabile è quello di nove regioni confermate al Pd e quattro regioni, di cui due strappate agli avversari, vinte dal Pdl. Quattro regioni che potrebbero diventare cinque nel caso – non probabilissimo – in cui il Pd perdesse voti a vantaggio della Lega in Piemonte o qualora il trend positivo già innescato dall’intervento personale di Berlusconi nel Lazio si dovesse intensificare per effetto delle ultimissime battute berlusconiane in campagna elettorale. Poi c’è anche la Puglia. Come ha fatto capire Ignazio La Russa: “Quattro regioni sono un buon risultato, cinque sarebbero un trionfo”. Il discrimine, in realtà, più che il Piemonte è nel Lazio, dove una vittoria raggiunta con l’handicap di aver corso senza la lista del Pdl, considerato anche il minore appeal di Polverini su Bonino, permetterebbe a Berlusconi di intestarsi una vittoria personale. Con l’effetto immediato e indiretto di ricompattare il proprio partito, che negli ultimi mesi è sembrato periclitare tra polemiche finiane e distinguo correntizi. Come dice Ghisleri: “La vittoria nel Lazio significherebbe che Berlusconi vince anche senza il partito. Anche da solo”. Si vedrà.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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