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Fini chiede che le riforme non siano solo propaganda

Ecco il patto riformista che spazza via le polemiche tra il Cav. e Fini

Intervista al coordinatore del Pdl, Sandro Bondi: “Berlusconi sfiderà il referendum costituzionale su giustizia e presidenzialismo”

di Salvatore Merlo | 24 Marzo 2010 ore 12:41

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Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, tornando sul tema delle riforme legate al federalismo, ha detto: "L'approccio alle riforme non può che essere senza strumentalizzazioni di tipo propagandistico, non può essere legato al vantaggio di parte di questa o quella forza politica. L'approccio, quando si parla di riforme, deve essere finalizzato allo spirito costituente, cioé di avere come obiettivo l'interesse generale, il bene comune, il rispetto della dialettica tra le forze politiche e le culture politiche, con il dichiarato intendimento di garantire che la Carta costituzionale riformata rappresenti una garanzia per la casa di tutti gli italiani. Credo che in questa fase turbolenta siano concetti che devono essere ripetuti e tenuti ben presenti almeno dalle istituzioni".

Un rinnovato patto di coalizione tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi da estendere, in seconda battuta, anche a Umberto Bossi e incentrato su tre inequivocabili cardini: riforma istituzionale, riforma del fisco e riforma della giustizia. Sandro Bondi, coordinatore nazionale del Pdl e ministro dei Beni culturali, a colloquio con il Foglio fa intravvedere la strategia per il dopo regionali e considera “scontata” una scossa che rivitalizzi, assieme all’azione di governo, anche quel Pdl che talvolta è sembrato periclitare vistosamente tra polemiche interne e incertezze di missione. Berlusconi farà le riforme. “Anche sfidando il referendum”.

Dopo le regionali il chiarimento tra i cofondatori del Pdl
assumerà la forma “di colloqui personali fra due leader che hanno percorso un lungo tratto comune della propria storia e hanno condiviso la nascita di un partito unitario”. Nessuna formula emergenziale dunque, come al contrario avevano ipotizzato settori finiani del Pdl. Spiega Bondi: “Fini pone problemi non secondari di strategia, programmatici e di principi generali. Da tempo io ritengo che una dialettica democratica sia un bene e un elemento di forza per un grande partito come il nostro, a condizione però che questo confronto sia affrontato con regole certe e soprattutto con uno spirito collaborativo. Il fine non deve essere il distinguo continuo, bensì la ricerca di una piattaforma e di un programma comune”. Si può immaginare un accordo che, a fronte di una riforma istituzionale, veda Berlusconi candidato al Quirinale e Fini indirizzato a Palazzo Chigi? “Sono ipotesi studiate a tavolino. Io penso che la storia e le vicende politiche seguano spesso vie più tortuose, difficilmente prevedibili e spesso dettate dal destino, come ad esempio quella che può portare al Quirinale”.

Fini è sembrato frenare sulla riforma presidenzialista, a lui pur cara. Davvero il premier intende percorrere questa strada? “Il problema fondamentale della democrazia sono la capacità di decisione e l’equilibrio dei poteri. Già durante i lavori dell’Assemblea costituente i giuristi e gli esponenti politici più avvertiti e lungimiranti (come ad esempio Antonio Giolitti e Piero Calamandrei) avevano individuato nella rapidità decisionale un tema importantissimo. Invece, l’eredità del fascismo e il timore del sopravvento di altri regimi antidemocratici spinse a imboccare la strada opposta: quella del predominio delle assemblee rispetto al potere esecutivo. Oggi il problema si sta rivelando particolarmente grave: il potere esecutivo è pressoché nullo. Non solo, esiste anche un ordine giudiziario che cumula a una indipendenza assoluta anche il potere di cassare le decisioni del Parlamento. In questo modo si pone un grave problema sulla sovranità popolare. In questo senso, riproporre l’elezione diretta del capo dello stato o del premier è un modo per ridare legittimità alla democrazia”.

Eppure sono cose che il centrodestra ripete da molti anni.
Tanto che c’è chi prevede il fallimento del berlusconismo qualora nessuno dei suoi obiettivi storici, dalla giustizia al premierato, venisse raggiunto in questa legislatura. “I prossimi tre anni sono molto importanti – dice Bondi – Le riforme che il governo saprà realizzare daranno la possibilità di una valutazione serena e obbiettiva del cosiddetto berlusconismo, che è stato ed è uno dei tentativi più riusciti di riformare e di modernizzare l’Italia”. Si recupererà il dialogo con l’opposizione, come chiede Fini? “Sarebbe non solo augurabile ma persino necessario, se vivessimo in un paese normale. Purtroppo la sinistra italiana rappresenta ancora oggi un’anomalia. Non solo non è approdata al riformismo, ma è avvenuta addirittura una metamorfosi, per cui oggi appare guidata sul piano politico dal giustizialismo e dall’estremismo di Di Pietro e sul piano culturale dai Radicali di Pannella e Bonino, realizzando la profezia di Del Noce che aveva parlato dell’evoluzione del Pci come partito radicale di massa. Questa sinistra non sarà mai disponibile a contribuire a quelle riforme di cui il paese ha bisogno”. Il Cav. farà da solo, sfidando il referendum costituzionale? “Credo che se il governo e la maggioranza si dimostreranno uniti nel lanciare un grande progetto, anche nel campo istituzionale e della giustizia, il popolo capirà e risponderà positivamente”.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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