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Che si diranno oggi il Cav. e Fini - i colonnelli pontieri

Si stava meglio quando si stava divisi. Ma il Pdl indietro non tornerà

di Salvatore Merlo | 15 Aprile 2010 ore 15:05

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I due leader si incontrano oggi. Fini chiede il riconoscimento della co-leadership del centrodestra con il Cav. e Bossi, considera disatteso l’accordo fondativo del Pdl e vorrebbe riconosciuto un ruolo incontestato da cofondatore. Ma Berlusconi è disponibile, trovando persino una formula che alluda alla diarchia? Al di là degli scatti d’umore, forse sì. Rompere non si può. L’unica cosa per il momento certa è che sul rimpasto nella governance del partito (coordinatori e così via) la parola d’ordine è: “Non se ne parla nemmeno”.

Negli ultimi giorni era scesa in campo una delegazione diplomatica guidata da Ignazio La Russa, che martedì ha pranzato a Montecitorio con i neofiniani Carmelo Briguglio e Italo Bocchino. Si sono fatti ragionamenti di questo tipo: un Pdl litigioso e forse indebolito nella propria capacità contrattuale è un vantaggio soltanto per la Lega, la quale gioca a evitare esplosioni atomiche nel partito alleato ma non ha interesse urgente a che i leader del Pdl raggiungano un chiarimento definitivo.

Un motivo in più per siglare il cessate il fuoco tra Fini e Berlusconi. Difatti la Lega di lotta e di governo avanza richieste che irritano la base e i dirigenti del Pdl (meno il suo leader), mentre nel gruppo che ruota attorno a Fini si è parlato sempre più insistentemente di costituirsi minoranza interna. Briguglio è stato sentito sussurrare: “Non escludo che a Perugia l’associazione Generazione Italia finisca col diventare la corrente organizzata dei finiani”. E Fabio Granata sospirare: “Si stava meglio quando An e FI erano distinte. Piuttosto che fonderle, sarebbe stato più saggio federarle”. Chissà. Difficile distinguere la tattica dalle reali intenzioni, complicato anche capire che cosa pensi il presidente della Camera e quanto questo coincida con le esternazioni dei suoi amici. Ma l’esito del vertice non è scontato. I due partner/competitori potrebbero anche accordarsi per un semidivorzio che statuisca la condizione minoritaria di Fini.

Ma chi può dirlo. Ieri nell’entourage del Cav.
tirava aria di disgelo benché le pacche sulle spalle, stavolta, potrebbero non bastare.  La novità sembra essere che il gruppo degli ex colonnelli – a cui il tentato sorpasso in termini di preferenze sugli ex di FI alle regionali non è riuscito – tifi operativamente per la pace. Come dice Maurizio Gasparri: “Si deve sdrammatizzare”. Il capo dei senatori del Pdl, poche ore dopo aver incontrato il premier, spiega: “Fini non ha bisogno di legittimazione, è uno dei tre leader con Berlusconi e Bossi”. Ed è già un riconoscimento non scontato. Aggiunge: “Ma attorno a lui ci sono troppi consiglieri e apocrifi portavoce che alimentano confusione.

Loro sì che sono alla ricerca di quella legittimazione
che Fini ha incontestabilmente. Esiste un programma ed esistono dei luoghi deputati alla discussione. In queste sedi ci si conterà e si prenderanno delle decisioni. Semplice”. Specie se, come pare, Fini, pur di chiudere la disputa è disponibile alla separazione delle carriere dei magistrati e alle riforme a maggioranza. Un parlamentare berlusconiano d’esperienza, Sergio Pizzolante, rende la misura degli umori: “Con un po’ meno di controcanto e un po’ più di contenuti cari al popolo di centrodestra, Fini non avrebbe rivali alla successione”.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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