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Palazzo - Non solo Sviluppo

Così il Cav. riprende in mano l’agenda di governo

Interim lungo per aiutare Tremonti Il discorso del 27 a Confindustria

di Salvatore Merlo | 19 Maggio 2010 ore 06:59

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Silvio Berlusconi è intenzionato a riprendere in mano l’agenda di governo; si è stufato di vedersela dettare dalla magistratura, dai quotidiani e un po’ anche dagli alleati. E’ anche per questo che il presidente del Consiglio sembra voler trattenere per sé l’interim allo Sviluppo economico. Ben più a lungo del preventivato. Il premier vorrebbe chiudere personalmente, tra le altre cose, anche le ultime trattative sul nucleare e lavorare più di concerto con Giulio Tremonti. Non è tuttavia un mistero che il Cav. stia sondando ambienti liberali della vecchia guardia berlusconiana cui affidare in un secondo momento il ministero che fu di Claudio Scajola, benché Paolo Romani resti il candidato in pectore del Pdl. L’idea del Cav. è quella di farsi coinvolgere di più nelle scelte economiche tanto più se i segnali sono meno preoccupanti di quanto le ultime sortite – censurate in privato – di Roberto Calderoli (sulle prospettive cupe per le quali si è deciso di tagliare stipendi e spese vane) avevano fatto temere. La manovra, è vero, stando ai rilievi delle prime indiscrezioni, si ingrossa sempre di più, ma la ricetta anticrisi del governo si concentrerà sugli eccessi nella spesa pubblica e sembra non ci sia nessuna intenzione di intervenire sui livelli retributivi degli impiegati statali. “Niente a che vedere con le decisioni draconiane del governo spagnolo”, assicurano fonti del ministero dell’Economia.

Fonti vicine a Palazzo Chigi esprimono ottimismo e persino soddisfazione: “In campagna elettorale il centrodestra non ha mai nascosto che la situazione economica sarebbe stata seria, al contrario di quanto prometteva Walter Veltroni. Adesso possiamo farne un vanto: non abbiamo promesso la luna ma non stiamo neanche mettendo le mani nelle tasche degli italiani”. Si tratta di ragionamenti ancora grezzi che tuttavia il presidente del Consiglio potrebbe mettere in bella forma il 27 maggio prossimo intervenendo all’assemblea annuale di Confindustria. “La serietà al governo non è appannaggio della sinistra”. Tuttavia la congiuntura sta imponendo profondi ripensamenti tra i ministri economici. E’ per questo che il previsto convegno organizzato per il 24 maggio dalla fondazione Rel di Fabrizio Cicchitto sulla riforma del fisco, cui avrebbero dovuto partecipare Tremonti e Maurizio Sacconi, è stato rinviato.

Si fa anche largo l’idea che un pezzo del federalismo fiscale dovrà saltare.
Renato Brunetta potrebbe essere spinto dalla scarsa simpatia che nutre nei confronti dei padani, cui rimprovera il suo fallimento nella corsa al municipio di Venezia, ma non è irrilevante che un ministro economico dica: “Se qualcuno mi dice che il federalismo costa, io dico meglio non farlo”. Non bastasse, Umberto Bossi dice di essere “molto preoccupato”. Il decreto sul federalismo demaniale dovrebbe riuscire a sfangarla in commissione bicamerale anche con i voti di parte dell’opposizione: l’Udc con la quale il Pdl, ma anche la Lega, ha sempre un canale di comunicazione semiufficiale aperto. Tuttavia il grosso del provvedimento, riguardante la delocalizzazione dei tributi, potrebbe subire significative modificazioni. La novità che sta emergendo in queste ore è che i decisivi ritocchi non saranno materia di conflitto interno alla maggioranza, ma verranno gestiti “con responsabilità” dalla Lega e dal suo leader Umberto Bossi in armonia con Tremonti. Chissà.

Giorgio Napolitano andrà a Washington, il 25 maggio, e incontrerà il presidente degli Stati Uniti. Il vertice è stato formalizzato all’improvviso. La notizia è precipitata sorprendendo anche i quirinalisti più esperti e ha alimentato le più diverse e fantasiose ipotesi interpretative anche intorno ai rapporti tra Italia e Russia. In realtà Barack Obama è preoccupato dello stato di salute dell’euro e inconterà Napolitano, ma anche il ministro Franco Frattini, per avere chiara la posizione dell’Italia. E’ anche possibile che rientri nell’agenda del summit una recente querelle diplomatica intorno ad alcune installazioni militari americane in Campania e in Sicilia. Una vicenda che a febbraio aveva portato a Roma il segretario della Difesa statunitense, Robert Gates, e che a un certo punto era culminata con la minaccia, fatta trapelare, di chiudere le basi militari in Italia.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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