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Intercettazioni e manovra

Tra sospetti e minacce riprendono i negoziati di pace del Cav. con Fini

Riunione degli ambasciatori Alfano e Ghedini con Bocchino e Augello, uno scambio di lettere d’intenti

di Salvatore Merlo | 14 Giugno 2010 ore 21:30

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Angelino Alfano e Niccolò Ghedini a rappresentare Silvio Berlusconi, Italo Bocchino e Andrea Augello a rappresentare Gianfranco Fini. I quattro legati della pacificazione sono intensamente al lavoro: nei giorni scorsi, in più di un colloquio informale, si sono scambiati delle “lettere d’intenti” con le quali preparare prima una direzione nazionale del Pdl e poi il congresso. Si tratta di una ancora incerta road map di pace che vede tuttavia sempre un po’ sospettosi i due principali interessati, Berlusconi e Fini. I cofondatori sembrano concordare sulla necessità di deporre le armi, rispettare la tregua e favorire un clima distensivo ma contemporaneamente alternano segnali di pace a velate minacce. Si guardano diffidenti.

La strategia del Cav. viene spiegata così da un suo fedelissimo: “Andrà avanti con fermate e ripartenze. Berlusconi non vuole rompere ma neppure intende concedere subito. Di certo ha archiviato l’idea di sostituire Fini con il ritorno di Pier Ferdinando Casini”. Una tattica, questa, che corrisponde, specularmente, a quella adottata dall’altro cofondatore. Non è un caso che ieri Fini, parlando da presidente della Camera, abbia usato sulle intercettazioni un doppio registro. Un po’ ha rassicurato, un po’ ha fatto capire che la legge così com’è non gli piace troppo.

Il presidente della Camera ha sostanzialmente garantito
che il testo sugli ascolti sarà approvato (pur “senza fretta” e soltanto “dopo la manovra”) entro agosto. Una data che non crea problemi alla maggioranza berlusconiana benché il pur lieve rinvio di un mese, rispetto alla preventivata approvazione a luglio, serva in tutta evidenza al cofondatore del Pdl per poter trattare ancora da una posizione di forza. Nel frattempo il gruppo dei finiani, che si riunisce oggi, presenterà un assortito pacchetto di emendamenti alla Finanziaria e non mancherà, anche nei prossimi giorni, di lanciare segnali palindromi sulle intercettazioni. La dialettica interna sia sulla manovra sia sugli ascolti non dev’essere valutata soltanto facendo riferimento alle diverse opinioni di finiani e berlusconiani sui testi in discussione. I due provvedimenti, in realtà, rappresentano il perno di una strategia volta a premere su un riluttante Berlusconi affinché si acconci a concludere positivamente i negoziati di pace.

Lo ha spiegato con spavalda chiarezza Bocchino intervistato ieri dalla Stampa: “Siamo davanti a un bivio” – ha detto – dove la scelta è tra il sanzionare positivamente la logica di maggioranza e minoranza armonizzate dal voto all’interno degli organi di partito o, come unica alternativa, un pericoloso logoramento progressivo dei rapporti interni al Pdl. Foriero di chissà quali “soluzioni estreme” cui nessuno, in realtà, vuole neanche pensare. Fini ha un po’ fretta, sa che una volta chiusa questa finestra rischierebbe di non avere più il pallino in mano e dunque nessuna garanzia che gli attacchi nei suoi confronti non ricomincino con rinnovato vigore.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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