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Pdl in ebollizione

Il gioco a due di Fini e Casini

Il presidente della Camera, giovedì, aveva già dato il suo “benvenuto” personale (ma segreto) all’amico Pier

di Salvatore Merlo | 13 Luglio 2010 ore 06:59

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L’adagio che circola negli ambienti finiani è: “Casini è il benvenuto nel centrodestra”. Lo hanno detto chiaro sia Italo Bocchino sia Adolfo Urso. Il ritorno dell’Udc nel centrodestra, in un nuovo governo guidato da Silvio Berlusconi, non è visto come il tentativo da parte del Cav. di isolare Fini, quanto, piuttosto, come un’occasione per poter articolare con maggiore forza (con una sponda democristiana) la strategia di lenta e leale smarcatura dalle posizioni dominanti nella maggioranza. Non solo. Pensare che il piano berlusconiano sia cacciare Fini per imbarcare Casini sarebbe un errore. Difatti, come ripetono tutti i generali al Cav., “rompere con il cofondatore senza rischiare una crisi è impossibile”. Lo stesso Fini, in privato, venerdì scorso, lo ha detto ai berlusconiani: “Se rompiamo farò di tutto per farvi perdere le prossime elezioni”. Difatti non è questa l’idea più in voga a Palazzo Grazioli: nel Pdl cercano un negoziato con l’ex leader di An – da chiudersi tra agosto e settembre – e contemporaneamente provano anche ad avvicinare l’Udc immaginando che Fini e Casini possano elidersi reciprocamente entrando in competizione per succedere a Berlusconi.

Vittorio Feltri ha scritto: “L’Udc ha un nemico comune al Pdl che si chiama Gianfranco”. Sicuri che le cose stiano proprio così? Negli ultimi mesi non sono sfuggiti a nessuno gli abbocchi pubblici e privati (ultima la cena da Bruno Vespa, presenti Tarcisio Bertone e Cesare Geronzi) tra Berlusconi e il leader centrista. Eppure di incontri privati Casini ne ha avuti molti anche con Fini. L’ultimo che risulta al Foglio risale alla mattina della cena da Vespa. Prima di incontrare il Cav., giovedì, Casini è salito nello studio di Fini e, non visti, i due si sono soffermati sui rispettivi propositi. Un genere di colloquio segreto già avuto in aereo, a giugno, mentre l’ala finiana meno trattativista (riecheggiando l’Udc) chiedeva “discontinuità”. Come ha detto Carmelo Briguglio: “Servono un nuovo partito e un nuovo governo”. Sarà un caso, ma è proprio la condizione posta adesso da Casini al premier.

Sullo sfondo del corteggiamento – quanto vero o quanto tattico si vedrà – messo in campo da Berlusconi nei confronti di Casini rimane al momento insoluta la questione dei rapporti interni al Pdl tra il premier e Fini. L’ex leader di An, agli uomini del proprio entourage, lo dice da circa un anno, con doti quasi di preveggenza: “Da qui al termine della legislatura cambierà il quadro politico”. Cosa che oggi assume un significato preciso, considerando anche i contatti “diretti e costanti” tra lui e Casini. Rapporti che preludono a qualche novità. Berlusconi si è convinto al negoziato con Fini, è disponibile a incontrarlo alla fine di agosto, e per questo ieri ha anche fatto una mezza marcia indietro nella condanna del correntismo. D’altra parte venerdì scorso il presidente della Camera ha consegnato un messaggio inequivocabile a un ambasciatore berlusconiano di rango: “Sul campo esistono solo due ipotesi percorribili, quella dell’accordo e quella della rottura definitiva. Qualora si arrivasse alla seconda, tenete presente che il mio impegno sarà di danneggiarvi elettoralmente alle prossime elezioni”.

E pure abbastanza, pare, anche secondo i calcoli dei berlusconiani
(che danno Fini poco sotto il 4 per cento), da rendere incerta una vittoria alle urne nell’eventualità (evanescente) di una crisi accompagnata dall’improbabile scioglimento delle Camere da parte del Quirinale.
Già ad aprile, amareggiato per la contesa, Fini allargò la giacca come a mostrare la cintura esplosiva di un kamikaze. Il messaggio è arrivato forte a Berlusconi e in questo senso va letta l’intervista rilasciata domenica scorsa da Renato Schifani al Corriere: “Pace strategica o c’è solo la rottura”. In privato, con i propri interlocutori, il presidente del Senato ha anche escluso la via d’uscita di un divorzio morbido: “La separazione consensuale non è in campo”. Nei fatti il negoziato è a buon punto ma i diplomatici berlusconiani sono preoccupati dalle conseguenze dell’affare Dell’Utri e dalle polemiche di una parte dell’ala finiana. Vorrebbero che Fini scegliesse lo spartito morbido suonato da Andrea Augello e Silvano Moffa, preferendolo a quello di Italo Bocchino. Oggi arrivano in commissione Giustizia alla Camera gli emendamenti al ddl intercettazioni. L’iter è tracciato: la legge passerà, con modifiche e qualche pro forma da parte dei finiani. Chiusi i capitoli giustizia e manovra, i rapporti tra Berlusconi e Fini si scioglieranno in un modo o nell’altro. Se non riesplode una questione “legalità” nel Pdl, l’incontro tra i cofondatori è già fissato, tra mille incertezze, per la fine di agosto.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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