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Lodo sodo

Fini impantanato in Sicilia, il Cav. sorride e Bossi sbuffa

Berlusconi attira centristi, si copre sulla giustizia e addormenta i probiviri

di Salvatore Merlo | 16 Settembre 2010 ore 21:30

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Il terzo polo siciliano, non ancora nato, già ansima: un po’ per ragioni di potere sul territorio, un po’ perché Gianfranco Fini – che pure si era esposto – adesso fa trapelare cautela sull’operazione che nell’isola dovrebbe portare a un governo tecnico sostenuto da Pd, Udc, Api, Mpa e finiani. Che succede? Mercoledì mattina, incontrato Lombardo a Montecitorio, l’ex leader di An si era un po’ esposto permettendo al governatore siciliano di dichiarare: “Ho ottenuto il via libera da Fini”. In effetti il presidente della Camera, all’inizio, non era affatto contrario all’ipotesi di veder nascere in Sicilia il terzo polo; un utile strumento per alzare il prezzo nelle trattative con Berlusconi. Ma sul leader di Futuro e libertà, nelle ore successive, si sono riversati tutti i malumori del movimento finiano in Sicilia: in particolare dei suoi fedeli assessori regionali, che dovrebbero cedere il posto a due tecnici, e di Pippo Scalia, il deputato e coordinatore siciliano di Generazione Italia. I finiani, sul territorio, vogliono migliorare la qualità di un’operazione che non disdegnano.

Non solo. L’improvviso scarto qualitativo del negoziato con il premier, che da alcuni giorni è diventato persino pubblico e ruota intorno a un accordo quasi chiuso sulla giustizia, rende superflua – se non persino un po’ dannosa – l’operazione del terzo polismo siculo. Questo il ragionamento che alcuni fedelissimi hanno consegnato a Fini: “Siamo a un passo dal chiudere un accordo con Berlusconi, ma se in Sicilia stiamo con la sinistra passiamo, questa volta davvero, per traditori”. Dunque chissà che da oggi a martedì prossimo, quando Lombardo dovrebbe annunciare il nuovo governo, non ci siano sorprese. D’altra parte i malumori sono condivisi anche dal Pd, che dei nuovi equilibri non è affatto persuaso. L’unico a sorridere è Berlusconi, che ha guadagnato la maggioranza cuffariana dell’Udc (utile a Montecitorio) e ha osservato con soddisfazione il ritorno a casa di Gianfranco Micciché.

Le trattative per un patto di legislatura con Fini vanno avanti e puntano prima di tutto sulla giustizia. Ieri si sono riuniti i probiviri del Pdl per giudicare i reprobi finiani Granata, Briguglio e Bocchino. La riunione si è risolta con una richiesta di memorie difensive. Nulla di fatto. Il procedimento va avanti, ma tutto concorre a far pensare che il Pdl voglia temporeggiare evitando gesti unilaterali di rottura. I berlusconiani sembrano puntare su una linea morbida: siano i finiani a dichiararsi ingiudicabili in quanto già “fuori” dal Pdl.

Se il premier è soddisfatto per aver recuperato, grazie alla scissione dell’Udc in Sicilia, i deputati che fanno riferimento a Totò Cuffaro e a Calogero Mannino, è un po’ deluso dalla irrequietezza elettorale di Umberto Bossi. Al leader della Lega non piace l’idea della cosiddetta “legione straniera”. Non bastasse, il leader nordista sospetta dell’ingresso dei cuffariani nel centrodestra e teme le trattative tra Berlusconi e Fini. Da tutte le recenti – e vincenti? – mosse del Cavaliere, Bossi ha un po’ da perdere. I nuovi ingressi, di meridionali e meridionalisti, riequilibrano la maggioranza di cui finora la Lega deteneva apparentemente la golden share. Bossi è sottoposto, peraltro, a una considerevole pressione che viene dalla base. Sono le seconde e le terze file del partito quelle più deluse e preoccupate, tanto che – spiegano al Foglio – le parole di Bossi sono l’effetto (mediato e ammorbidito) di umori vivi sul territorio. “E’ sempre meglio fare delle cose serie. Sono convinto che era meglio andare al voto”, ha ribadito Bossi. Ma il Cav. è sordo e soddisfatto: ha recuperato l’autosufficienza, ha incassato il “sì” di Fini allo scudo giudiziario, ha riscoperto il Quirinale nel ruolo di stabilizzatore e adesso lavora al proprio discorso del 28 settembre. Vuole rilanciare l’azione di governo, sa che soltanto le riforme e l’attività legislativa potranno dissipare le nubi e fare da collante della maggioranza fino al 2013.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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