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C’è munnezza e munnezza

Nessun ritorno al 2008. Napoli si può ripulire in tre giorni, dice Caldoro

Il presidente della Campania illustra il piano d’emergenza del governo (regioni permettendo): torna l’esercito

di Salvatore Merlo | 24 Novembre 2010 ore 06:59

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Silvio Berlusconi, tornato ieri a Roma, è stato investito dalle schegge dell’emergenza rifiuti a Napoli. Il premier ha chiesto informazioni al governatore della Campania, Stefano Caldoro, e ha dato mandato al ministro Raffaele Fitto di mediare affinché una certa quantità di rifiuti possano essere inviati, in via del tutto eccezionale, a inceneritori e rigassificatori in altre regioni centro-settentrionali. Una parte sarà ospitata dalle province limitrofe a quella di Napoli. La soluzione dovrebbe essere annunciata oggi al termine della Conferenza stato-regioni. Il premier si sta occupando personalmente, assieme a Gianni Letta, anche di sciogliere l’impasse intorno al decreto legge che avvia i lavori di costruzione dei nuovi termovalorizzatori. La situazione appare meno grave del previsto, dicono da Palazzo Chigi. Il governatore Stefano Caldoro lo conferma al Foglio: “La spazzatura è tornata sulle strade perché le proteste hanno bloccato una delle tre discariche di cui siamo dotati. Questo dimostra che il sistema di smaltimento è ancora fragile, ma c’è. Adesso dobbiamo costruire due nuove discariche e avviare i lavori per i termovalorizzatori, ovvero dobbiamo rafforzare il meccanismo del ciclo di smaltimento”.

Secondo l’Unione europea l’emergenza è ai livelli del 2008. “Posso dire con certezza che la situazione non è paragonabile al 2008”, spiega Caldoro. “Il non raccolto per le strade di Napoli equivale alla produzione di un giorno e mezzo di rifiuti, circa 10 mila tonnellate contro le 250 mila di due anni fa. Prima del 2008, per vent’anni di imperizia, non esisteva alcun meccanismo a norma, ora esiste, grazie agli interventi del governo Berlusconi, ma è un sistema ancora sottodimensionato. Basta poco a farlo saltare come è successo in questi giorni. Un piano articolato per incrementarne l’efficacia è stato varato dal governo la settimana scorsa”. Il problema più urgente è ripulire alla svelta la città di Napoli. “Con le province coinvolte, e l’aiuto di Roma, contiamo di poter individuare celermente dei siti di stoccaggio provvisori per riprendere il ciclo che si è interrotto.

Contemporaneamente i rifiuti saranno smaltiti nelle altre province campane e negli impianti di altre regioni”. Meglio non sbilanciarsi, ma quanto tempo ci vorrà? “Se, come pare, interverrà l’esercito per accelerare la raccolta, Napoli si può ripulire in tre giorni”. Il governo, in accordo con il presidente Caldoro, sta predisponendo un piano di azione per tamponare l’emergenza. Il piano strategico più articolato, contenuto nel decreto ad hoc approvato il 18 novembre, che prevede la soluzione strutturale per lo smaltimento, necessita di ulteriori 36 mesi per entrare a regime. Il tempo necessario ad avviare la costruzione di altri due termovalorizzatori a Napoli e Salerno che si affianchino a quello già in parziale funzionamento ad Acerra. Spiega Caldoro: “I problemi sono due, e vanno distinti. Uno riguarda la spazzatura che in questi giorni si è accumulata nelle zone urbane di Napoli, ed è una questione che si risolverà il più rapidamente possibile. Altra cosa è la questione strutturale di una regione che si sta lentamente dotando delle infrastrutture sufficienti a gestire senza affanni il ciclo dei rifiuti. Tutto il resto, compresa la percezione cupa dell’emergenza, appartiene al campo della polemica politica e dell’enfatizzazione mediatica”.

Non sfugge a nessuno, anche se si fatica ad ammetterlo nei centri di potere, che la causa della riesplosione del fenomeno sia dovuta alla decisione – confermata nel dl atteso ad horas dal Quirinale – di deviare dalla “linea Bertolaso” e dunque di non aprire subito nuove discariche. Ma Caldoro spiega che “le discariche si faranno, anche se in certi casi è molto complicato farle accettare alla popolazione”. Intanto però bisogna ripulire il capoluogo. I tecnici della provincia sono stati incaricati di individuare due siti di stoccaggio provvisori, una scelta che potrebbe provocare problemi di ordine pubblico, ma che rappresenta il presupposto perché si cominci la raccolta dei rifiuti accumulati per strada.

Gran parte andrà da subito a Salerno e Benevento, ma si parla anche di circa 700 tonnellate che da giovedì potrebbero essere smaltite in Toscana e Molise. C’è già un patto di solidarietà che il ministro Fitto cercherà di estendere oggi nel corso della Conferenza stato-regioni. Intanto si attende che il decreto sui termovalorizzatori arrivi al Quirinale. Dicono sia fermo per le divergenze tra Mara Carfagna, solidale con Caldoro, e il presidente della provincia di Salerno, Edmondo Cirielli, sostenuto da Nicola Cosentino. Caldoro è diplomatico: “Non è importante chi sia a occuparsi di costruire questi impianti. E’ importante che si facciano bene e con procedure trasparenti. Temo, osservando certe incursioni dell’opposizione e di taluni quotidiani, che una questione molto seria si trasformi in strumento di lotta politica nazionale”. Ogni riferimento a Bersani e alla difficile navigazione della maggioranza è puramente voluto.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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