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It’s the economy, stupid!

Federalismo e crescita l’uno due del Cav. per la settimana decisiva

Il premier catechizza i suoi: priorità assoluta l’economia. Oggi incontro con Tremonti e poi intervista al Tg1

di Salvatore Merlo | 02 Febbraio 2011 ore 06:58

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“E’ venerdì il giorno decisivo, non giovedì” data del voto in bicamerale sul federalismo. Il doppio colpo, riforma federale e rilancio economico in una sola settimana, forse non ci sarà perché il provvedimento caro a Umberto Bossi vede contraria una parte dell’opposizione. Ma ieri Silvio Berlusconi, nel corso di una riunione lunga sei ore con i vertici del Pdl, ha rassicurato sulla tenuta del rapporto con la Lega (il federalismo andrà avanti comunque) e ha concordato nel dettaglio il piano di rilancio economico che sarà presentato venerdì in Cdm.

Il premier, che oggi incontrerà Giulio Tremonti, lo illustrerà con maggiore precisione stasera in un’intervista al Tg1. Gli uffici tecnici dei ministeri delle Finanze, delle regioni, delle Infrastrutture e dello Sviluppo, hanno ricevuto 48 ore di tempo per produrre gli articolati che saranno discussi dal governo. L’unico testo pronto (ne esistono in realtà due, uno scritto di pugno da Tremonti, l’altro da Raffaello Vignali per il ministro Paolo Romani) è quello della riforma costituzionale dell’art. 41 sulla libertà d’impresa.

Ma nei prossimi due giorni dovranno essere definiti anche un piano per la defiscalizzazione nel mezzogiorno, il piano casa (suddiviso in tre punti) la riforma dei servizi pubblici locali. Si tratta di iniziative già da tempo allo studio, ma delle quali è necessario verificare, in tempi rapidi, costi e sostenibilità. Per il mezzogiorno, gli uffici del ministro Raffaele Fitto lavorano a sgravi fiscali mirati per categorie e redditi: “Non saranno incentivi orizzontali, che non sortirebbero alcun effetto e sarebbero soltanto un’iniziativa di propaganda”.

La strategia inaugurata dal premier domenica, con la lettera al Corriere, prevede di attribuire priorità assoluta al piano crescita, lasciando sullo sfondo il resto, comprese le polemiche con la magistratura. “Questa è la settimana dell’economia”. Con questa frase il premier ha catechizzato il proprio entourage. Ragione per la quale ieri pomeriggio il Cavaliere è rimasto “sorpreso” da un comunicato del Pdl – da lui fatto immediatamente smentire – nel quale si annunciava una mobilitazione generale contro le toghe.

Il comunicato con il quale il Pdl annunciava ieri una mobilitazione di piazza, apparentemente smentendo la nuova linea impressa dal Cavaliere (“si parla solo di economia”), è stato un cortocircuito comunicativo originato da un indicazione precedente dello stesso Berlusconi (quando era ancora in fase bellicosa) trasmessa a Daniela Santanchè e Michela Vittoria Brambilla. Il ministro del Turismo, e anima dei Club della libertà, aveva infatti già prenotato i famosi gazebo. Tutto bloccato, adesso, dal Cavaliere. Una pericolosa mancanza di coordinamento nel meccanismo dell’entourage, dunque, perché la linea è “deve andare tutto in secondo piano”.

Anche le dichiarazioni parzialmente travisate dalla stampa e attribuite al Guardasigilli Angelino Alfano sul processo breve non corrispondono alle indicazioni di Berlusconi. Il Cdm non si occuperà di giustizia, né l’iter legislativo del processo breve è stato rimesso in marcia. Come ha spiegato il Guardasigilli in una telefonata al premier: “Ai giornalisti ho semplicemente detto che è la commissione giustizia a occuparsi eventualmente di una ricalendarizzazione”.

Ieri Giulio Tremonti non ha partecipato al vertice del Pdl sull’economia. Assente giustificato: era a Milano, alla Bocconi, a commemorare Tommaso Padoa-Schioppa. Impegno che non ha impedito al superministro di tornare oggetto dei retropensieri sulla sua fedeltà al premier. Eppure ieri Berlusconi ha avuto con lui una cordiale telefonata. Ha detto Tremonti al Cavaliere: “Sono contento che finalmente si parli di cose serie come l’economia e non di altro”, alludendo al fango del caso Ruby. Il ministro, in realtà, non è entusiasta di alcuni provvedimenti che saranno all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri. Si dice che addirittura ne sorrida. Ma “non intendo mettermi in mezzo”, ha spiegato ai propri interlocutori: “Berlusconi va avanti come un treno. Non posso certo fermarlo”. Anche perché forse, stavolta, alla minaccia di dimissioni potrebbe non corrispondere un rifiuto. Così i due si incontreranno oggi per discutere del “pacchetto sulla crescita” ed è giocoforza che debbano collaborare. Anche se al Foglio viene riferita una confessione di Marco Milanese, deputato del Pdl, uomo più che tremontiano: “I saldi di bilancio non si toccano”. Chissà.

Il massimo dell’effetto mediatico, che Berlusconi – assieme a Umberto Bossi – spera ancora di ottenere, è agganciare il sì al federalismo (giovedì) con il piano economico (venerdì). Ma la mediazione di Roberto Calderoli con le opposizioni, per il voto definitivo in bicamerale, non sembra ancora aver sortito gli effetti sperati; nonostante il testo sia stato di nuovo oggetto di modifiche che vengono in contro alle perplessità degli enti locali. Il risultato del voto rimane infatti in bilico. Non passasse in bicamerale, il Cdm lo approverebbe comunque e sarebbe poi l’Aula del Parlamento – tra qualche settimana – a occuparsene.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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