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Lo spettacolo del Cavaliere

Una storia piena di guai. Ma lui segue l’istinto, da Ruby a Tremonti

Crisi internazionali e marosi giudiziari. Ne vuole uscire con una operazione verità sulle ragazze e la riforma del fisco

di Salvatore Merlo | 17 Marzo 2011 ore 06:59

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Nell’entourage di Palazzo Grazioli c’è chi parla di “maledizione” berlusconiana e chi di “tragedia” del Cavaliere. “Un altro sarebbe rimasto impigliato nei fili che si attorcigliano, ma lui ha una capacità straordinaria di navigare anche tra i guai nazionali e internazionali”, dice Gaetano Quagliariello, dirigente di primissima fila del Pdl, uno che il premier lo conosce bene. Chissà. Le grane di Silvio Berlusconi si cumulano l’una sull’altra, con una cadenza serrata nelle ultime settimane. E con una serie di ricorsi storici che suonano sinistri. Nel 2001 fu l’11 settembre, seguito dalla guerra in Afghanistan, e poi dall’Iraq. Ora, nel 2011, è il terremoto del Giappone, la paura dell’incidente atomico; uno choc globale e nazionale preceduto dalla crisi del Maghreb, dalla Tunisia e dalla Libia, e seguito, in queste precise ore, nella politica italiana, da una semi rivolta di ascari a Montecitorio e di ex ministri in cerca di rapido collocamento a Palazzo Chigi.

“Più che di tragedia, parlerei di ‘epica’ berlusconiana. Come fa a resistere il Cav.?”, dice al Foglio Mario Sechi, direttore del Tempo. “E’ un fenomeno unico di forza, perché l’uomo non si regge soltanto sul consenso, ma anche su una propria rocciosità antropologica”. Si spiega forse così anche l’intervista di ieri a Repubblica, nella quale Berlusconi parla del caso Ruby e difende “le ragazze” dalle colonne del quotidiano che più di tutti gli fa cattiva stampa. “So che siamo diversi. Siamo su opposte barricate. Ma questa volta seguo il mio istinto e voglio spiegare come stanno le cose”, ha detto il premier. Per poi aggiungere: “La storia delle ragazze la spiegherò in tv”. E non è stata un’affermazione estemporanea. Perché il Cavaliere l’idea l’aveva condivisa anche con i propri consiglieri, intervenuti poi per dissuaderlo. Con il proprio entourage l’aveva messa giù così: “Vorrei andare in televisione, io e tutte le ragazze che sono state coinvolte in questa storia”. Un incontro veritativo. “Spieghiamo insieme che diavolo erano in realtà queste serate”. Lo hanno fermato, pare. Ma tutto si tiene. L’atteggiamento psicologico del presidente del Consiglio, che attraversa i marosi mediatico-giudiziari e le crisi internazionali, è tutt’altro che remissivo. Per questo adesso ha iniziato a cercare insistemente l’attenzione di Giulio Tremonti, e non solo per accontentare i Carlo Giovanardi, i Giancarlo Galan e gli altri ministri che chiedono minacciosamente più fondi. Dopo la riforma della giustizia, il Cavaliere vuole completare il dittico: vuole mettere in cantiere la riforma del fisco.
Berlusconi affronta tutte le questioni, tutte insieme. Ieri, tra una telefonata ai propri avvocati e un consulto sulla Libia, è salito al Quirinale per tentare, con Gianni Letta, il disinnesco dell’ultima grana aperta da Claudio Scajola e dai Responsabili: ci vuole un rimpasto di governo più ampio di quello che Giorgio Napolitano è invece orientato a concedere, bisogna anche offrire un ministero all’ex udc Saverio Romano (altra cosa di cui il capo dello stato non pare del tutto persuaso per ragioni di “opportunità e decoro istituzionale”). Nulla di fatto, dunque. Mentre alla Camera i malumori fanno ballare la maggioranza, che ieri ha rischiato di nuovo la sconfitta dopo l’incindente di martedì scorso.

Napolitano difende la legge Bassanini, che limita gli incarichi di governo, e il premier insiste. Si studiano soluzioni, ma intanto per effetto del disastro giapponese si è aperto un fronte di polemica sul nucleare che in prospettiva – i più accorti nel governo lo sanno – è un’arma nelle mani di un’opposizione che fino a ieri sembra invece stordita e inoffensiva. Il referendum sul nucleare è un altro fronte che si apre. Precipita dunque tutto insieme, tutto in una volta, e proprio nel momento in cui, al contrario, il premier aveva ripreso a fare politica, rilanciando l’azione di governo con la riforma della giustizia, recuperando la maggioranza parlamentare dopo il divorzio traumatico da Gianfranco Fini, e tirandosi persino un po’ al di sopra (ma anche qui ci sono novità) del fango sul caso Ruby. “Se ci credessimo, potremmo parlare di sfiga”, scherza Mario Sechi, dal suo studio nella redazione del Tempo (cinquanta passi da Palazzo Chigi). “Ogni qualvolta Berlusconi governa, gli capita un pasticcio mondiale e nazionale con cui misurarsi. Ma non è sfortuna, è statistica. Berlusconi ha governato più di tutti e ha governato nel periodo dei più intensi rivolgimenti: è nato politicamente con la caduta del Muro di Berlino e con Tangentopoli, e dunque ha governato nell’epoca della guerra asimmetrica con il terrorismo islamico, ha saltato la parentesi economicamente felice del clintonismo per ritrovarsi a gestire la crisi dei subprime e la recessione. Ora ha il Giappone e le rivoluzioni del Maghreb. Come se non bastessero Ruby e Scajola. Insomma, il Cav. si trova in un momento difficile, ma in realtà non sembra in sofferenza. Berlusconi è uno che nelle calamità dà il meglio di sé. Ci fosse stato Walter Veltroni, al suo posto, sarebbe già scappato dalla paura”.

Si avvicina il 6 aprile, data della prima udienza del processo Ruby, e Montecitorio sta per entrare nel vivo della questione intorno al conflitto di attribuzione. La logica politica impone di evitare un cortocircuito e la sovrapposizione di troppi fronti, tanto più se, come dice il vicecapogruppo del Pdl in Senato, Gaetano Quagliariello, “chi manifesta insofferenza nella maggioranza non è su posizioni ultimative”. Berlusconi guarda a Giulio Tremonti, il ministro dell’Economia ha la chiave dei fondi che possono placare un po’ gli animi. Ma soprattutto è con il superministro che il Cavaliere deve scendere a patti per realizzare la riforma del fisco che, dice il premier, “con la giustizia completa la mia missione storica”.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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