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Immigrazione, linea Maroni

Pattugliare la Tunisia. La Lega lo vuole, il Cav. lo chiederà all’Europa

A Milano il Consiglio federale. Poi a Roma con le richieste che il premier porterà il 11 marzo a Bruxelles

di Salvatore Merlo | 08 Marzo 2011 ore 06:59

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Una missione militare italiana di pattugliamento delle coste tunisine in funzione antimigratoria sotto l’egida dell’Unione europea. La proposta potrebbe essere avanzata il 11 marzo prossimo da Silvio Berlusconi al Consiglio d’Europa. L’idea è del ministro dell’Interno Roberto Maroni, che ieri pomeriggio ne ha discusso con Umberto Bossi a margine del Consiglio federale della Lega. “Dobbiamo parlarne subito con Berlusconi”, ha detto Maroni al proprio leader. Al momento in cui questo giornale va in stampa, i due ministri padani sono in viaggio da Milano verso Roma e sembra stiano per incontrare il premier che, sebbene abbia subito un lungo intervento chirurgico alla mascella, sta bene e ha ospitato i figli per cena riservandosi un pasto di cibi liquidi.

Maroni è seriamente preoccupato dall’ipotesi di un esodo migratorio indirizzato verso l’Italia (ieri sera ci sono stati nuovi sbarchi a Lampedusa) e ha avuto modo di manifestare più di qualche perplessità sulle politiche finora adottate dagli Stati Uniti nei confronti della Libia. “Se parte un colpo dalle coste libiche verso navi occidentali che succede? E’ un atto di guerra. Bisogna stare lontani da lì se non si ha prima un interlocutore o un solido ombrello internazionale”. Per questo l’idea del ministro è quella di chiedere l’impegno del Consiglio d’Europa e di affidare alla marina italiana il pattugliamento del tratto di mare che ci separa dalla Tunisia. Per la Libia si vedrà. Ma Bossi e Maroni non vogliono soltanto avanzare la richiesta di una missione di pattugliamento navale del Mediterraneo. Attendono che il Cavaliere li informi dei contenuti della riforma della giustizia che dovrebbe approdare giovedì in Cdm. Nulla di definitivo è stato deciso dai vertici leghisti in proposito. Tuttavia la disponibilità è massima, purché non si parli di immunità parlamentare.

Di fronte al proprio stato maggiore, riunito a Milano,
Bossi ha tracciato una doppia strategia: con il Pdl al governo nazionale, ma liberi di correre anche da soli al nord. “E’ sempre successo che in alcuni comuni ci siamo presentati da soli. Dov’è la notizia?”. Eppure la linea parzialmente ratificata ieri è di quelle che permetteranno all’opposizione di denunciare “il nervosismo e l’imbarazzo” leghista nei confronti della propria alleanza con il Cavaliere. Ma la realtà appare più complessa. Perché se in alcuni comuni minori (come Rimini) è quasi certo che Pdl e Lega si divideranno, lo stesso non vale per i capoluoghi e le città più popolose. Come fanno notare al Foglio ambienti del Pdl: “A Rimini, come a Bologna, è possibile che Udc-Fli e Pdl corrano assieme. Significa forse che Fini e Berlusconi sono amici?”.

D’altra parte, se nella Lega ieri si è fatta professione di autonomismo territoriale, si è però confermata la solidità del patto di governo. Nei confronti del premier assediato dai tribunali prevale un’istintiva solidarietà, manifestata anche da quel Maroni che le ricostruzioni giornalistiche nelle settimane passate hanno descritto in una posizione di fronda. Le riflessioni di Bossi ieri hanno ricalcato le parole di Roberto Calderoli: “E’ evidente che nessuna di quelle misure andrà a ricadere sui processi a Berlusconi. Il problema della giustizia italiana è garantire processi in tempi certi altrimenti non è giustizia”.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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