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Se il Pdl s’illuminasse di primarie

Per il prof. Barbera sarebbero un colpaccio politico e di marketing

di Salvatore Merlo | 03 Marzo 2011 ore 06:59

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Primarie nel Pdl. Strano, ma un po’ vero. Nel partito del centralismo carismatico di Silvio Berlusconi l’idea di ricorrere allo strumento americano (qui da noi azzardato con alterne fortune dal Pd) di selezione della classe dirigente piace al coordinatore Sandro Bondi e piace anche al sindaco di Roma Gianni Alemanno. Il ministro della Cultura ha lanciato martedì la sua proposta, rispondendo a un editoriale del Foglio. Alemanno lo ha ripetuto pochi giorni fa: “Ci vogliono criteri selettivi rigorosi e certi. Con l’attuale sistema delle liste bloccate per me le primarie sono necessarie per scegliere i candidati alle elezioni”.

Ma è possibile? Primarie nel Pdl? “Io non credo che questo meccanismo possa mai essere accettato da Berlusconi. Francamente sono scettico. Ma se lo facessero davvero sarebbe una importante conquista democratica”, dice al Foglio Augusto Barbera, costituzionalista, ex ministro del governo Ciampi, ex deputato del Pci e oggi esponente del Pd. Aggiunge il professore: “Per il Pdl sarebbe una rivoluzione copernicana. Si favorirebbe una migliore selezione della classe dirigente e il partito assumerebbe un tono complessivamente più democratico. Inoltre, dal punto di vista dell’immagine, sarebbe senza dubbio un colpo notevole. Anche sotto il profilo del marketing, cui Berlusconi è tanto affezionato”.

Il Cavaliere non ha mai pronunciato la parola “primarie” e, a esclusione di Alemanno e Bondi (che l’anno scorso aveva proposto di tenerle alle comunali di Cagliari: “Sono una strada obbligata”), i massimi dirigenti del Pdl tendono a evitare l’argomento. Sondati dal Foglio, non sono pochi coloro i quali si sono sottratti, con cortesia, alle domande del cronista. Ma perché? “Le primarie, a livello locale, possono avere l’effetto di indebolire alcuni potentati. Sono uno strumento che tende a erodere le rendite di posizione”, spiega Barbera. Che aggiunge: “Per contro, i dirigenti del Pdl dovrebbero anche riflettere, tuttavia, sul fatto che questo meccanismo costituisce in potenza uno straordinario volano elettorale”. E’ difatti sul territorio, nelle elezioni amministrative, che i berlusconiani non hanno mai particolarmente brillato soprattutto per effetto della lontananza del Cav. Le primarie come succedaneo del carisma taumaturgico di Berlusconi?

Ma può un partito che non ha ancora tenuto un congresso affidarsi alle primarie? “Certo che sì”, spiega Berbera, “Anzi, per una formazione politica non tradizionale, molto parlamentarizzata ma scarsamente radicata come il Pdl, le primarie sono uno strumento di democrazia persino più adatto. Il Pdl potrebbe benissimo continuare a fare a meno dei congressi pletorici, che non ne rispecchiano la natura e la filosofia, per dedicarsi esclusivamente alle primarie”.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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