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Molti nemici, molto onore. Una giornata à la guerre

Governo duro e diviso sulla Libia, ma con Sarkozy tocca fare buon viso

Il Cav. bombardiere cerca di convincere Bossi e trova un aiuto in Napolitano. Salta il Cdm in programma venerdì

di Salvatore Merlo | 26 Aprile 2011 ore 21:30

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“Bossi è coerente con la linea neutralista della Lega e con i propri interessi strategici ed elettorali”. Silvio Berlusconi, chiacchierando con Franco Frattini e Giulio Tremonti a margine del vertice italo-francese, ha minimizzato, in privato e poi anche in pubblico, sulle intemperanze della Lega contraria ai bombardamenti italiani sulla Libia: “Non c’è nessun problema”. Una telefonata del premier ha raggiunto il leader padano, “dovremmo parlarne a quattr’occhi”. Berlusconi non si aspetta un ammorbidimento delle nette posizioni dell’alleato nordista. Rispetta la Lega, ma sa pure che il passaggio è delicato visto l’approssimarsi delle elezioni amministrative di maggio. Dunque i distinguo e la fronda padana (“dopo l’annuncio di Berlusconi arriveranno più clandestini”, ha detto Bossi) se non riassorbiti, vanno almeno gestiti assieme. Così il Cav. ha voluto trasmettere a Bossi le “ottime e rassicuranti” impressioni suscitategli, la settimana scorsa, dall’incontro con il leader del Consiglio degli insorti libici Mustafa Jalil: “In una futuribile Libia senza Geddafi gli interessi nazionali dell’Italia, compresi tutti gli accordi con il regime, sarebbero rispettati”. Basterà? Pare di no.

“Se gli americani vogliono bombardare facciano loro”, è la posizione di Bossi. Un vertice con la Lega potrebbe tenersi tra oggi e domani. Se il ministro degli Esteri Frattini esclude qualsiasi voto in Parlamento (“la risoluzione Onu è stata già recepita”), una parte del Pdl crede possibile un negoziato con la Lega da suggellare, poi, con un voto comune di tutto il centrodestra. “Un passaggio parlamentare sarebbe opportuno per fare una chiara sintesi all’interno della maggioranza”, dice al Foglio il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano. “Gli obiettivi della nostra partecipazione vanno precisati, non è detto che la Lega, dopo averne discusso e dopo essere stata rassicurata debba dare un voto contrario”, conclude Mantovano, il quale coltiva, come Bossi, molte perplessità sui bombardamenti. Ma forse la Lega – suggeriscono fonti interne al partito – persegue una scientifica manovra di smarcamento dal sapore elettorale. E non sembra cercare accordi di nessun tipo. Chissà. Tuttavia, nella propria tessitura, Berlusconi può fare leva su un’utile quanto autorevole sponda: Giorgio Napolitano.

Martedì sera, alle 19, il Quirinale ha ricevuto una telefonata da Gianni Letta. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio comunicava – senza sorprendere il capo dello stato – che di lì a poco Berlusconi avrebbe annunciato la partecipazione ai raid aerei. “Sosterrò le vostre decisioni”, ha risposto il Quirinale. E difatti il sostegno è arrivato ieri: “L’ulteriore impegno in Libia costituisce il naturale sviluppo della scelta compiuta a marzo, secondo la linea fissata nel Consiglio supremo di difesa da me presieduto e quindi confortata da ampio consenso in Parlamento”. D’altra parte Napolitano, che a marzo aveva visitato gli Stati Uniti, non è estraneo alla manovra che ha indotto il riluttante Cav. a impegnarsi di più nel conflitto libico.

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