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Così la Lega conquista nuovi elettori (non solo al nord)

I sostenitori di Bossi si sentono di destra, ma le vere armi del Carroccio sono l'agilità e la coerenza

di Arnaldo Ferrari Nasi | 15 Aprile 2011 ore 18:25

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Il partito più agile e dinamico della destra italiana è la Lega Nord. “La Lega non è ne di destra ne di sinistra, la Lega è la Lega”, dicono i militanti del Carroccio, e in effetti, non vi è nei principi costitutivi del partito del Nord un’appartenenza predefinita, ma vi sono alleanze in funzione del raggiungimento degli obiettivi.

Quello di Alberto da Giussano, oltretutto, è il simbolo più vecchio di quelli presenti oggi nelle schede elettorali. La Lega è il decano dei partiti – lo scorso 10 febbraio è ricorso il ventennale della sua fondazione – ma ben prima del 1991 era già presente in Parlamento, anche se con altri nomi (è del 1987 il primo seggio in Senato a Umberto Bossi, a capo della Lega Lombarda). Né il leader né gli ideali sono mai cambiati, Bossi e federalismo prima di tutto. Un partito sulle stesse posizioni da più di venti anni potrebbe risultare stanco, e invece sembra essere oggi più che vitale.

Si discute molto, oggi, su quanto abbia ancora senso parlare di destra e di sinistra: pare chiaro che i concetti di destra e sinistra come furono conosciuti nel dopoguerra e fino a venti anni fa non siano più applicabili, o lo siano solo parzialmente, alla società italiana, mutata dal tempo e dagli accadimenti. Destra e sinistra sono spesso il risultato di aggregati contro qualcosa, e non intorno a qualcosa. Per un partito, oggi, essere di destra significa partecipare ad alleanze per un obiettivo comune e una similare visione, ma non per la condivisione totalizzante. Ecco quindi che alla fine Udc, Pdl, Lega e (l’elettorato) di Fli sono da una parte, mentre Pd, Sel, Idv e Grillo sono dall’altra.

Per quanto riguarda la Lega, è lo stesso popolo del Carroccio a fare una scelta di campo e a definirsi di destra. Nel 1994, all’alba della Seconda Repubblica gli elettori di Bossi si posizionavano perfettamente al centro dello schieramento, a 5,6, in cui 1 è il massimo della sinistra (Rifondazione era a 1,7) e 10 il massimo della destra (An era a 8,3). Oggi gli elettori della Lega si ritengono al 7,4. Anche il mercato potenziale del partito sta tutto da quella parte, gli elettori “vicini”, cioè quelli che prendono in considerazione la Lega ma poi votano un altro partito, si definiscono, nell’85 per cento dei casi di destra o di centrodestra.
L’estrema agilità della Lega invece, si manifesta – usando una terminologia del marketing – nel presidiare, non abbandonare, e aggredire un mercato nuovo, quando ci si renda conto che è saturo. All’inizio del 2008, cioè alla vigilia delle nuove elezioni politiche, se consideriamo il voto leghista, il rapporto tra “zona verde” e “zona rossa”, cioè tra Piemonte, Val D’Aosta, Lombardia e Triveneto, rispetto a Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Umbria e Marche, era di 97 a 3, cioè, su cento voti dati alla Lega, 97 provenivano dalle aree del nord in cui il partito era radicato. Oggi, quel rapporto è 77 e 23, praticamente tre a uno, e senza perdere voti al nord, anzi aumentandoli, come ci dicono tutti i sondaggi. A destra, nessun partito può vantare un exploit del genere.

TAVOLA 1

Se le chiedessero di esprimere con un voto da 1 a 10 la sua posizione politica, dove 1 è il massimo della sinistra e 10 è il massimo della destra. Lei che voto si darebbe?

 

 

 

 

 

 

TAVOLA 2

Mercato potenziale della Lega Nord per autocollocazione politica


 

 

 

 

 

 

TAVOLA 3

Provenienza geografica del voto della Lega Nord


 

 



 

METODOLOGIA
Universo popolazione italiana adulta
Campione rappresentativo, 1200 casi
Committente AnalisiPolitica.it
Realizzazione Ferrari Nasi & Associati, Milano
Rilevazione 1-3 febbraio 2011
Documentazione completa www.sondaggipoliticoelettorali

 

© FOGLIO QUOTIDIANO


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