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Due eserciti a Milano

Cav. in tv, sorprese fiscali per rimontare un Pisapia in surplace

di Salvatore Merlo | 20 Maggio 2011 ore 21:30

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Mentre Giuliano Pisapia si mantiene in euforica surplace preparando per il 27 una chiusura in musica con Ligabue e Jovanotti, Letizia Moratti e il Pdl ritrovano Silvio Berlusconi, che in una serie di interviste su Rai1, Rai2, Rete4, Canale5 e Italiauno ieri ha lanciato la carica: Milano o morte, “non sarà data in mano alle bandiere rosse dei centri sociali”. D’altra parte è il centrodestra a inseguire, e dunque ad agitare una campagna elettorale energica e tutta nuova per i ballottaggi del 29 e 30 maggio. La regia prevede anche una differenziazione dei ruoli e dei linguaggi da usare, per non cadere di nuovo negli errori del primo turno. La Lega promette sorprese pirotecniche con Roberto Calderoli, Moratti assume un contegno compassato e ultra istituzionale, i ministri del Pdl girano per le strade, Mariastella Gelmini (pur timida com’è) batte la città, mentre il Cavaliere chiama a raccolta via etere le forze del moderatismo ambrosiano e lo spin del centrodestra rilancia l’ipotesi di fare di Milano una free tax area, anche con la rimodulazione dell’imposta municipale sugli immobili. La settimana che si apre sarà un crescendo per il centrodestra: tutti a Milano. Alla chiusura della campagna elettorale, il 27, potrebbero trovarsi insieme sul palco Umberto Bossi e Berlusconi (compatibilmente con il suo impegno al G8). “Per noi Milano è la linea del Piave” dice Matteo Salvini, il leghista che – dovesse farcela Moratti – sarà vicesindaco.

Se il centrodestra ribolle battagliero, il centrosinistra osserva, un po’ sorride delle “sparate elettorali” (copyright Nichi Vendola) e rimane immobile. La proposta di una free tax area potrebbe diventare anche il cuore della contesa milanese. Per ora la sinistra alza il sopracciglio e Pierluigi Mantini, dell’Udc, dice: “Le tasse occorre diminuirle alle famiglie, alle imprese e ai lavoratori. Non ai finanzieri”. Confortato dai sondaggi, Pisapia non cambia nulla della propria strategia il cui placido corollario è anche “avvantaggiarsi degli errori dell’avversario”. L’ultimo sbaglio è stato l’offerta di scuse avanzata da Moratti (dopo l’accusa a Pisapia di “furto d’auto ai fini di un pestaggio”) ma subordinata alla partecipazione dell’avversario a un confronto elettorale. Abbastanza da permettere a Pisapia di ribadire, non senza sicumera, che “se continuano così vinco sicuro”. Ma chi può dirlo? “E’ una partita nuova”, ha ammesso anche il direttore di Repubblica Ezio Mauro. Dallo staff (nuovo di zecca) che da un paio di giorni circonda il sindaco Moratti dicono: “Non si deve più sbagliare”.

La strategia morattiana
è affidata adesso a Paolo Glisenti, vecchio amico del sindaco e artefice della sua vittoria nel 2006. Dunque a differenza di Pisapia, Moratti ha cambiato tutto: gioca di squadra sostenuta dall’intero centrodestra. La lobby formigoniana di Cl (accusata di scarso entusiasmo nei giorni scorsi) si è attivata come non mai prima. Adesso potrebbe anche arrivare Giulio Tremonti per rilanciare a Milano sugli sgravi fiscali, sugli incentivi agli investimenti rivolti anche all’imprenditoria straniera. L’attivismo del centrodestra, dopo qualche giorno di smarrimento, è l’effetto di un piano che Berlusconi ha messo a punto negli ultimi giorni dopo una serie di incontri a Palazzo Grazioli con il suo entourage e i ministri del Pdl. Moratti evita i toni duri, parla soltanto della città e assume “un profilo del fare”, mentre il Cavaliere si è riservato il ruolo di chi tenta un grande abbraccio emotivo al popolo dei moderati. Secondo uno schema che ha teorizzato lui stesso, dopo una iniziale fase di sbandamento dovuto al calo dei consensi nella sua città natale: “Dobbiamo lanciare pochi messaggi, ma chiari e ritmati”. E dunque eccoli ieri rilasciati attraverso le televisioni tutte (o quasi), ancora seguendo la dicotomia moderatismo-estremismo.

“L’alleanza tra Pdl e Lega è l’unica in grado di esprimere un governo stabile e credibile – ha detto Berlusconi – A sinistra, come si vede nel capoluogo prevalgono gli estremismi”. Pisapia, intanto, resta in equilibrio: “I moderati voteranno per me”, dice. Ma il suo staff, e la sua campagnia elettorale, sono scissi tra la ricerca dei centristi e quella (forse incompatibile) dei grillini.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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