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Milano, balle e ballottaggi

Perché al secondo turno è sempre possibile il sorpasso in volata

La sondaggista Ghisleri e il pdl Augello spiegano come all’ultimo giro di voto si rimescolano ruoli, opzioni e fedeltà

di Salvatore Merlo | 19 Maggio 2011 ore 21:30

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I ballottaggi non sono il secondo tempo, sono come il ritorno di una partita di pallone. Tutto si rimette in gioco: tattiche, ruoli, opzioni. Tutto nuovo e dunque tutto possibile. “La partita a Milano e Napoli è ancora aperta, ed è ancora da giocare”, ha detto ieri il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, nel corso della riunione di redazione del suo quotidiano. Sondaggisti, esperti di comunicazione elettorale sono al lavoro per conto dei candidati nei ballottaggi che si terranno tra meno di dieci giorni.

Difficile decifrare il clima. Il fotogramma scattato al primo turno descrive il sindaco di Milano Letizia Moratti sconfitto di circa sei punti dallo sfidante Giuliano Pisapia. Ma nel corso della nuova partita il ribaltamento del risultato non è impossibile. “Nel 2008 Francesco Rutelli vinse al primo turno contro Gianni Alemanno. Il candidato del centrosinistra ottenne il 46 per cento dei suffragi, quello del centrodestra il 40. Al ballottaggio la situazione però cambiò radicalmente, e Alemanno vinse su Rutelli con il 53,66 per cento dei voti”, ricorda al Foglio Alessandra Ghisleri, sondaggista di Euromedia Research.

Quali nuovi meccanismi scattano al secondo turno? “Il ballottaggio è un confronto, se vogliamo, più semplice rispetto al primo turno”, dice Ghisleri. “Si sfidano due sole persone, due idee di città, due modelli culturali. E’ una sfida polarizzata. I due sopravvissuti alla selezione del primo turno si dividono i consensi dei candidati sconfitti ma giocano da soli, senza più una squadra alle spalle, perché non godono l’effetto del voto di lista. Si innescano meccanismi completamente nuovi, molto difficili da interpretare. Contano il carattere, la comunicazione, la personalità”. Nel 2001 il candidato sindaco socialista di Parigi Bertrand Delanoë si giocò il secondo turno e vinse, partendo da una situazione di svantaggio iniziale. Al primo turno una parte dell’elettorato socialista gli aveva preferito un altro candidato, Jean Tiberi. Solo al secondo turno, messi di fronte alla possibilità che a Parigi vincesse il candidato del partito neogollista Philippe Séguin, gli elettori socialisti tornarono a votare Delanoë malgrado non fosse stato la loro prima scelta. “Nel caso di Milano – conclude Ghisleri – conteranno molto due fenomeni: l’astensionismo complessivo e il comportamento degli elettori moderati del Terzo polo e di quelli più radicali che avevano votato per il movimento di Beppe Grillo”.

Andrea Augello, senatore del Pdl, è uno che di campagne elettorali ne ha fatte tante, da quando aveva i calzoni corti. “I ballottaggi sono partite aperte. Per questo non dispero affatto su Milano e non esulto per Napoli”, spiega al Foglio. “Ai ballottaggi solitamente votano i due terzi degli elettori che si sono espressi al primo turno. Si manifesta un astensionismo che colpisce soprattutto il voto di opinione e quello meno fidelizzato”. Nel caso di Milano, i meno fidelizzati sono i grillini, potenziali sostenitori di Pisapia. “Al secondo turno è importante mandare pochi messaggi ma chiari e frenare l’astensionismo. Bisogna giocare più aggressivi. Parlare della città, ma anche tentare un grande abbraccio emotivo. Questo dovrebbe farlo Berlusconi”. Ma il Cav. non pare più intenzionato a metterci la faccia. “Noi invece dovremmo fare come i francesi sulla Marna”. Cioè? “Erano circondati dai tedeschi, i manuali di guerra prescrivevano di stare fermi, loro invece attaccarono. Fu una vittoria”.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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