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Casini fu al centro solo col Cav., adesso è finito nella periferia politica

E’ ancora corteggiato e intesta agli altri le sconfitte. Le ha perse tutte, ma la battaglia decisiva è il dopo Berlusconi

di Salvatore Merlo | 25 Giugno 2011 ore 06:59

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Pier Ferdinando Casini è al timone di una barca di vinti: Gianfranco Fini, Luca Cordero di Montezemolo, Francesco Rutelli; ma è al timone di comando. Ed è pur sempre qualcosa per un uomo che ha avuto il suo quarto d’ora di celebrità, da ambizioso presidente della Camera, soltanto negli anni passati alla corte del Cavaliere. Dal suo rifiuto sdegnoso di ingresso nel Pdl, Casini ha perso tutte le battaglie fin qui combattute: precipitato sin dall’inizio della legislatura nella quasi irrilevanza, fallita la spallata del 14 dicembre, sanzionata negativamente dalle urne l’alleanza con Fini, l’ex giovane democristiano ha persino visto Berlusconi resistere alle leggi della fisica che vorrebbero il premier già caduto nella polvere. E’ diventato un collezionista di sconfitti e di sconfitte, Casini. Ma ha anche rivelato una straordinaria capacità di centrifugare le mancate vittorie, è riuscito con abilità funambolica a non diventarne mai il vero titolare: il disastro del 14 dicembre porta forse la sua faccia, o piuttosto è identificabile con il tramonto di Fini?

Coccolato e sempre corteggiato dal berlusconismo, anche per questo il leader dell’Udc continua a manovrare nel Palazzo con la sicurezza di chi è certo di potersi ancora giocare la battaglia decisiva: il dopo Silvio Berlusconi. Malgrado il rischio che Angelino Alfano, prossimo segretario del Pdl, sia qualcosa di più di una mera suggestione agitata dal Cav., qualcosa di più del tragico “delfino di un pescecane” (copyright Massimo D’Alema). La vittoria interna al Pdl di Alfano, giovane politico, trasformerebbe infatti d’un tratto i bei capelli brizzolati di Casini in un violentissimo atto d’accusa anagrafico: la vecchia generazione da archiviare assieme alla Seconda repubblica. Ma chissà. Il mondo va avanti con gli estremi: i piedi per scappare e la testa per pensare, mentre l’ossessione di Casini per il centro, che ha una lenta funzione gastrica, lo rivela prigioniero del suo ombelico, il centro del corpo umano. Un’ossessione che lo porta sempre a fuggire, che lo ha spinto nel sottoscala del Parlamento, lo ha bloccato lontano dalla destra e dalla sinistra, dalle leve del potere vero che da vent’anni ha trovato il suo equilibrio nel bipolarismo e nella logica dell’alternanza tra blocchi d’interesse contrapposti.
Così anche la sua proposta di un governo di unità nazionale con atto d’accusa al “bipolarismo che ha fallito” – l’ennesima, ieri, sulla Stampa di Torino – è un déjà-vu, una melopea monotona, come la cantilena nasale di un arabo.

E non è certo un caso se ieri nella sua imprescindibile “Stampa e regime”, su Radio radicale, Massimo Bordin ha liquidato l’intervista di Casini con uno dei suoi taglienti silenzi, preferendogli Antonio Di Pietro sul Corriere della Sera: “Sfido Berlusconi sulle riforme”, il titolo. “Sembra Pannella”, ha detto Bordin. Perché Di Pietro, che è un calandrino, il furbo del contado, ha scoperto libero uno spazio di manovra la cui vista è preclusa a Casini, concentrato com’è sul suo centro ombelicale. “Attaccare Berlusconi non basta, è una persona sola. Se fa vere riforme lo sosterrò”, ha detto Di Pietro. La nuova frontiera è la sfida rivolta al Cav.: governi se ci riesce; un guanto lanciato sul volto del Pd, ma anche una mossa che disarticola le sghembe architetture di Casini.

Leggi la prima puntata di Guai ai Vinti su Gianfranco Fini - Leggi la seconda puntata su D'Alema - Leggi la terza puntata su Luca Cordero di Montezemolo

 

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