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Senza alternativa

Berlusconi rinsalda il patto di legislatura con Bossi (Tremonti permettendo)

Il discorso in Senato placa la Lega e non scontenta il ministro del Tesoro, che però vuole anticipare la manovra

di Salvatore Merlo | 22 Giugno 2011 ore 06:59

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Silvio Berlusconi incassa ancora la fiducia alla Camera – con il quasi record di 317 voti – e intervenendo al Senato, in un discorso che può essere piaciuto a Giorgio Napolitano, ha detto quello che tutti pensano: le cose non vanno benissimo, ma “a questo governo non c’è alternativa”. Regge l’asse con Umberto Bossi (“ma nulla è scontato”, ha detto il leader padano), i Responsabili si confermano un solido sostegno della maggioranza. “Possiamo riuscire a concludere la legislatura. A meno che non si metta in mezzo Tremonti”, dicono i vertici del Pdl. Il ministro dell’Economia si è presentato in Senato in ritardo, poi è rimasto a colloquio per quindici minuti con Berlusconi, presenti Roberto Calderoli e Gianni Letta. Tremonti ha voluto sentire il discorso del premier, poi è andato a incontrarlo moderatamente soddisfatto delle parole ascoltate. Ma la preoccupazione del Pdl è che il superministro inclini per un anticipo della manovra che potrebbe frustrare le buone intenzioni manifestate dal premier sul fisco, sulle riforme e su quella teoria di “un Cipe al mese” che Renato Brunetta ha aggiunto al discorso pronunciato ieri dal Cavaliere (l’impronta prevalente era quella di Sandro Bondi).

La riconfermata fiducia e il programma illustrato dal premier servono, ma forse non bastano, a sedare i rivoli di malcontento. E’ una questione di tempo: arriveranno prima gli effetti dell’azione progettata dal Cavaliere o esploderanno prima i malumori? Oggi alle 13 si riuniscono alla Camera quaranta parlamentari campani del Pdl guidati da Nicola Cosentino, Mario Landolfi, Vincenzo Nespoli e altri leader locali (con lo zampino di Gianni Alemanno). I quaranta deputati e senatori ce l’hanno con la Lega per la questione dei rifiuti napoletani e chiedono al governo maggiore attenzione per il loro territorio. E’ uno dei più tangibili segnali di pericolo per il governo. “Per come sono messe le cose, per mettere in ginocchio la maggioranza basta che una mattina qualcuno un po’ nervoso metta insieme dieci deputati”, dice al Foglio l’ex ministro Landolfi. “Stiamo sistemando i conti dello stato, ma stiamo anche attraversando una crisi interna. Ho un timore: moriremo con i conti in ordine”.

Il breve incontro tra Tremonti e Berlusconi non è stato teso come altre volte, ma ha lasciato inevasi alcuni punti. “Sono preoccupato per il rating. La Grecia per noi dev’essere un monito”, è stato il senso delle parole del ministro dell’Economia. L’agenzia Moody’s ha agitato lo spettro di un declassamento di molte regioni italiane, una possibilità che conferma i timori tremontiani e la difesa del patto di stabilità degli enti locali. Tremonti veste i panni del guardiano del bilancio, un ruolo per lui fisiologico se non si presta nessuna attenzione ai ciclici retropensieri malevoli che i suoi nemici nel Pdl tendono ad attribuirgli. Ma ieri Tremonti non era infastidito dall’intervento del premier. D’altra parte Berlusconi ha fatto sua una linea intermedia, in parte inedita per lui: crescita, riforma fiscale, ma anche responsabilità nella gestione del rapporto deficit/pil. Oggi si vota sulla verifica di maggioranza, un’altra conferma della solidità dei numeri in Parlamento. Bossi e Berlusconi hanno rinsaldato il patto di legislatura, e ieri il premier ha fatto intravvedere la subordinata del nuovo accordo: “Non voglio fare il presidente del Consiglio a vita”.

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