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Dopo le pernacchie

L’ultima offerta del Cav. a Bossi: salve le pensioni ma via tutte le province

Alfano si farà ambasciatore di una mediazione “che non si può rifiutare”. Problemi sul taglio dei parlamentari

di Salvatore Merlo | 25 Agosto 2011 ore 06:59

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Ad Angelino Alfano il mandato di negoziare con Umberto Bossi e la Lega. Il pacchetto che il Pdl intende portare in casa padana contiene qualche concessione e qualche pretesa: via l’aumento dell’età pensionabile, ridimensionamento dei tagli ai comuni, ma abolizione di tutte le province. L’obiettivo di Silvio Berlusconi è quello di centrare un pareggio politico con l’alleato nordista. Bossi potrà esultare da paladino dei pensionati, ma il Cav. vuole dare un segnale forte sui costi della politica: e dunque via tutte le province. D’altra parte martedì, al telefono con il proprio entourage riunito a Roma, il premier aveva scandito queste parole: “Bisogna stabilire una volta per tutte se le province servono o sono uno spreco di risorse economiche. Se sono inutili vanno abolite tutte, non solo quelle più piccole”.

Dopo le pernacchie rivolte da Bossi ad Alfano appena pochi giorni fa, che poco di buono lasciavano intendere intorno alle intenzioni del leader leghista nei confronti del segretario del Pdl, è possibile che lunedì prossimo il giovane ex Guardasigilli venga scortato da Silvio Berlusconi nella tana di Bossi. Alfano non è uno sprovveduto e molti dei suoi interlocutori, tra i compagni di partito, lo hanno avvertito di un rischio: l’intenzione di Bossi – non estraneo Giulio Tremonti – potrebbe essere quella di non riconoscerti come interlocutore. Una mossa che in effetti l’ala ancora tremontiana della Lega (non Roberto Maroni) sta coltivando come ipotesi. Un’opzione che – è il timore del Pdl – avrebbe l’effetto di rilanciare l’appannato Tremonti cui ieri sul Foglio Sandro Bondi si è rivolto con queste parole: “Avrebbe l’occasione di offrire un notevole contributo al miglioramento della manovra se, insieme ad Angelino Alfano, si spendesse maggiormente per la riforma delle pensioni”. Una causa che il ministro dell’Economia non sembra affatto aver perorato alla corte di Bossi.

Il Cavaliere parla poco, si tiene tatticamente fuori dal coro di polemiche e lamentele, ma è attivissimo sul dossier della manovra. E’ stato Berlusconi a imprimere, tra ieri e martedì, un’accelerazione alle trattative interne al Pdl. “Berlusconi ha idee importanti”, ha detto ieri Alfano. Oltre all’abolizione tout court delle province, il premier intende innalzare subito l’Iva (forse di un punto o forse solo dello 0,5 per cento) e sollevare – come scritto ieri da alcuni quotidiani – la soglia di reddito oltre la quale scatta il contributo di solidarietà. L’idea del Cav. era quella di cancellarlo del tutto, ma forse non si potrà fare. Così come appare complicata la riduzione del numero dei parlamentari già a partire dalla prossima legislatura. Berlusconi vorrebbe fortissimamente, ma ci sono ovvie e probabilmente decisive resistenze. “Se si tenta una legge di questo tipo – dice al Foglio uno dei dirigenti parlamentari del Pdl – è la volta buona che cade il governo e si va a elezioni anticipate”. Stabilire la riduzione del numero dei parlamentari sarebbe come recapitare ad almeno la metà dei deputati e senatori della maggioranza una lettera di licenziamento definitiva dalla politica, offrire a tutti costoro la certezza di non essere più rieletti già a partire dalla prossima legislatura.

Il dubbio non è da poco: accetterà Bossi, leader di un partito nativista e territoriale, che le province spariscano per sempre? Non sarà facile, nonostante le concessioni su pensioni e comuni. E forse anche per questo, alla fine, Berlusconi accompagnerà Alfano. Anche perché davanti al leader leghista dovrà essere ribadito senza esitazioni un concetto molto caro al Cavaliere: “La patrimoniale, finché sarò capo del governo, non si farà mai”.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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