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La rosa dei veti

Dietro la faccia cattiva di Bossi sulle pensioni fa capolino l’ombra del protetto leghista: Tremonti

di Salvatore Merlo | 24 Agosto 2011 ore 06:59

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Silvio Berlusconi gli aveva scippato le leve della manovra, ma adesso – complice la Lega – il silenzioso Giulio Tremonti punta a recuperare appieno la propria centralità: Angelino Alfano sta tentando un negoziato con Umberto Bossi, ma la Lega (tra pernacchie e canottiere) non sembra voler riconoscere nel segretario del Pdl un interlocutore. E’ infatti Tremonti che Bossi intende rilanciare quando fa la faccia dura al Cavaliere. L’obiettivo è restituire al ministro dell’Economia le chiavi della cassa, una partita complessa che riguarda anche la nomina del futuro governatore della Banca d’Italia, e dunque duraturi assetti di potere: un conflitto a intensità alternata che Giorgio Napolitano tenta di sedare invitando ad affrontare la questione più in là nel tempo, a ridosso dell’addio di Mario Draghi avviato alla presidenza della Bce.

Si dipana così, sul filo dei listini di Piazza Affari, e tra sospetti che tornano a fare capolino nel Palazzo, il secondo capitolo della tremonteide. “Chi oggi sostiene che non si devono toccare le pensioni, che si deve ridurre l’onere per i comuni, che non si deve toccare l’Iva, propone semplicemente il nulla”, dice Fabrizio Cicchitto. E il capogruppo del Pdl alla Camera sembra proprio voler dire che i veti posti dalla Lega su tutta la linea della manovra economica appaiono talmente irrazionali da autorizzare qualsiasi retropensiero. “Ma davvero si può essere contrari all’innalzamento dell’età pensionabile, ma anche al contributo di solidarietà, e poi ai tagli agli enti locali e anche a un innalzamento minimo dell’Iva? Tutto insieme?”, si chiede il presidente della commissione Lavoro della Camera Silvano Moffa. Alfano ha appena cominciato a muoversi, ma l’impressione diffusa nel Pdl è che Bossi attenda solo l’intervento salvifico di Tremonti. Anche per questo l’incontro tra la Lega e i rappresentanti degli enti locali, tra cui il berlusconiano Osvaldo Napoli, non ha avuto nessun esito. Sia Bossi sia Roberto Maroni l’hanno disertato offrendo ai sindaci l’impressione che la Lega non abbia soluzioni, ma voglia soprattutto prendere tempo.

“Aspettiamo solo che Bossi cali il suo asso di bastoni”, dice il sottosegretario alla Funzione pubblica Andrea Augello. “Si può porre il veto su un punto, non su tutta la linea, e questo Bossi lo sa benissimo. Dunque prima o poi decideranno se fermare le pensioni, se bloccare i tagli agli enti locali o se opporsi all’innalzamento dell’Iva. In ogni caso per loro, alla fine, sarà un successo: avranno ottenuto modifiche”. Ma il sospetto è che lo scioglimento arriverà solo dopo aver provocato il fallimento della mediazione politica di Alfano, cui Berlusconi ha affidato tutti i negoziati: quelli tesissimi con la Lega come quelli meno complessi con i frondisti del Pdl. Cosa farà Bossi? L’impressione è che sopra ogni cosa non intenda deflettere dalla battaglia sulle pensioni, nonostante – paradosso – l’identità nativista e territoriale della Lega spinga più il partito a schierarsi a difesa degli enti locali. E invece no. La partita più complessa è quella che riguarda l’innalzamento dell’età pensionabile: è l’intrico più difficile da sbrogliare, quello che alla fine potrebbe richiedere l’intervento salvifico del genio di Tremonti. Specie adesso che i corni di guerra della Cgil, e i timori dei sindacati cosiddetti riformisti, hanno finito con lo spostare su posizioni di assoluta cautela anche Maurizio Sacconi.

L’annuncio dello sciopero generale indetto dalla Cgil di Susanna Camusso per il 6 settembre ha persuaso il ministro del Welfare a insistere ieri con Berlusconi: “Non possiamo consegnare la Cisl e la Uil nelle mani della Cgil”. E dunque sull’innalzamento dell’età pensionabile “dobbiamo andarci cauti”. Già martedì scorso, fiutando l’aria, Sacconi aveva escluso interventi sulle pensioni (“una riforma c’è già stata”). In realtà anche il ministro, come Berlusconi, è persuaso della necessità di adeguare l’età pensionabile italiana agli standard europei, ma non è disposto per questo a scarti che lo obblighino a rinunciare al dialogo con Cisl e Uil, che finirebbero spinte fatalmente verso lo sciopero generale. “All’innalzamento dell’età pensionabile dobbiamo arrivare per gradi, costruendo un paracadute per le situazioni più deboli”, aveva spiegato Sacconi a Tremonti, a luglio, ai tempi della prima manovra. Già allora, nel corso di una riunione al ministero delle Finanze – presente Renato Brunetta – la questione era stata posta con grande urgenza. Tremonti insisteva (adesso appare invece freddo e in linea con Bossi), mentre Sacconi era impegnato a frenare. E dunque è sulle pensioni, sui troppi veti alla manovra che ora si giocano gli equilibri interni alla maggioranza.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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