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Resistere e rilanciare

Il Cav. incassa la pace tra Bossi e il Quirinale e studia la difesa su Mills

Milanese verso il no all’arresto, Maroni conciliante. Oggi vertice economico Pdl-Lega (e nuove idee sui processi)

di Salvatore Merlo | 22 Settembre 2011 ore 06:59

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Silvio Berlusconi resiste, non ha nessuna intenzione di dimettersi e vuole rilanciare già oggi sulla giustizia. Il vertice di maggioranza che si riunirà questo pomeriggio a Palazzo Grazioli non sarà soltanto un conclave sviluppista, come invece annunciato nei giorni scorsi. Berlusconi non vuole subire l’onta della condanna in primo grado a Milano sul processo Mills, sentenza che potrebbe arrivare il mese prossimo: i tempi per un disegno di legge in Parlamento ci sono. A tarda sera il premier sembrava soddisfatto a chi ha avuto modo di parlarci. Anche il voto per l’arresto di Marco Milanese, previsto in mattinata a Montecitorio, sembra una grana disinnescata dopo l’annuncio ufficiale che la Lega voterà “no”. Eppure la situazione rimane magmatica, tanto che il rituale incontro del mercoledì tra il Cavaliere e Giorgio Napolitano ieri alla Camera ha gettato nel panico, per alcune ore, i peones del Pdl: “E’ andato lì per dimettersi?”. Niente di tutto questo. Il premier ha, al contrario, incontrato Umberto Bossi ricevendo rassicurazioni sul caso Milanese. Il leader della Lega ha garantito che i suoi deputati non voteranno perché l’ex consigliere di Giulio Tremonti possa essere tratto in arresto. Anche Roberto Maroni ha lanciato informalmente segnali distensivi: spiegheremo la situazione singolarmente a ciascuno dei nostri deputati. Il Cavaliere è riuscito, in fine, a strappare una promessa al vecchio Bossi: “Chiederò scusa a Napolitano sulla secessione”. Promessa di cui Berlusconi, in un incontro cordiale, ha poi riferito in termini molto distensivi anche a Napolitano. Come dice l’ex ministro Mario Landolfi riferendosi al voto su Milanese: “Non conviene a nessuno accelerare verso una crisi. Nemmeno ai nemici del Cavaliere, che non hanno alternative pronte”. Con Napolitano, Berlusconi ha affrontato tutti i temi della complicata fase politica ed economica, con un accenno – forse qualcosa di più – alla nomina del governatore di Bankitalia. A Tremonti, il Cav. aveva garantito che avrebbe proposto – come gli chiede il ministro – Vittorio Grilli, l’attuale direttore generale del Tesoro. Ma probabilmente non sarà lui il prescelto, bensì Fabrizio Saccomanni.

Salvo al momento imprevedibili novità (“qualche idiota dei nostri che vuole vendicarsi degli sgarbi di Tremonti”, dice l’onorevole pidiellino Giuseppe Moles), la Camera oggi dovrebbe graziare Marco Milanese con il concorso fattivo della Lega nord. Il risultato è frutto di una doppia meccanica, interna alla Lega, ed esterna, nei rapporti tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi. L’ala più movimentista e irrequieta che fa capo al ministro dell’Interno Roberto Maroni ha chinato la testa di fronte a necessità di forza maggiore, anche se al momento in cui questo giornale va in stampa è ancora in corso una riunione del gruppo parlamentare a Montecitorio. Tuttavia, è opinione diffusa che un voto favorevole all’arresto di Milanese farebbe precipitare la situazione imprimendo una accelerazione alle difficoltà di una maggioranza che martedì scorso alla Camera – anche se per ragioni eterogenee – è già stata battuta per cinque volte consecutive. D’altra parte lo stesso Maroni è apparso conciliante con chi ha avuto modo di consultarlo nelle ultime ore. Insomma, come ha detto anche Bossi ai giornalisti qualche ora dopo aver parlato a lungo con il premier: “Io voto per non far cadere il governo”.
Nel complesso, nonostante l’assedio delle procure di Bari e Napoli, del tribunale di Milano, e nonostante gli attacchi di Confindustria e il forte calo della Borsa, la lunga giornata di ieri si è conclusa con il segno positivo per Berlusconi. Al momento in cui il Foglio licenzia le proprie pagine è previsto un incontro notturno nella residenza romana del premier a via del Plebiscito, presenti i capigruppo del Pdl e alcuni ministri. Il Cavaliere intende informare i suoi uomini dell’incontro di un’ora avuto con Giorgio Napolitano al Quirinale, presente Gianni Letta. Secondo voci di Palazzo (Chigi) il premier avrebbe illustrato al presidente della Repubblica parte dei provvedimenti per la crescita che dovrebbero essere discussi oggi dal governo e dalla maggioranza. Non è dato sapere con certezza se Berlusconi ha anche accennato all’idea di un intervento legislativo che lo protegga dalla sentenza “illegale” – dice il premier – sul caso Mills. Di sicuro il Cav. è apparso risoluto e orientato alla strenua resistenza: “Mi devono sfiduciare in Parlamento, se ci riescono. Tutto il resto non esiste”.

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