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Sotto colate di melma la politica chiude per eccesso di puzza

Il distillato d’intercettazioni sul Cav. a Bari e la lotta nel fango

Coinvolto di nuovo anche D'Alema. Berlusconi non andrà a Napoli dai pm

di Salvatore Merlo | 16 Settembre 2011 ore 06:59

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I deputati abbandonano l’Aula, prima alla spicciolata, poi in massa, di corsa, si svuotano anche i banchi del governo, la seduta è sospesa, il ministro Raffaele Fitto si abbandona a una battuta: “Ci stanno gasando”. Andrea Sarubbi, giovane e informatizzato parlamentare cattolico del Pd, riferisce in diretta via Twitter: “So che la notizia si presta a battute facili, ma la seduta è stata sospesa per puzza. Forse un problema all’aria condizionata”. Sugli scranni di Montecitorio resta qualche giornale, frettolosamente abbandonato, aperto sulle pagine politiche, le foto delle ragazze di Arcore, le intercettazioni telefoniche: “Forse è da lì che viene la puzza”, dice l’ex ministro Mario Landolfi. E si riferisce al fatto che nel Palazzo il fango diluvia. Pare che la vita nazionale della Seconda Repubblica debba affogare in una fetida alluvione di melma su cui svolazzano stridendo neri uccellacci, il sospetto e la calunnia. Di fango c’è n’è per tutti, non solo per Silvio Berlusconi e per il centrodestra.

Il Cavaliere è preoccupato, ma con i suoi affetta sicurezza, mentre ai piedi del trono affiorano le più varie ipotesi di complotto, si parla di riunioni segrete, di profferte avanzate (indirettamente) da Pier Ferdinando Casini ad Angelino Alfano. Si mormora ancora di un grande movimento organizzato e trasversale che si agita alle spalle della “marcia giacobina” delle procure in armi contro Palazzo Chigi: la Confindustria, i banchieri, “il cavaliere bianco”, il sindacato cattolico, e poi ovviamente i Ds area dalemiana. Perché tutto è partito da Bari ed è stato Giampaolo Tarantini, il presunto spacciatore di ragazze, ovviamente in una intercettazione, a scatenare i sospetti: “A vent’anni stavo in barca con D’Alema, a trenta dormivo a casa di Berlusconi”. Ed è qui che si capisce come il fango possa espandersi, fuori controllo. Maurizio Gasparri è l’unico a uscire un po’ dalla metafora, il capogruppo del Pdl aiuta a capire quello che si dice in queste ore tra gli uomini del Cavaliere: “C’erano contatti tra gli imputati di Bari e i Ds in Puglia? Qualcuno si ricorda il giorno in cui Massimo D’Alema intervistato da Lucia Annunziata parlò di una ‘scossa’ in arrivo per Berlusconi?”. Verosimile, inverificabile. Ci sono, ancora, intercettazioni. Melma. E c’è n’è per tutti stavolta.

Il Pdl sotto assedio si stringe in più di un conclave, telefonate, consultazioni, solidarietà diffusa per un attacco giudicato ancora contenibile (ma cosa pubblicheranno domani?). Angelino Alfano entra ed esce da Palazzo Grazioli, poi tocca al vicecapogruppo in Senato, Gaetano Quagliariello. “E’ roba da matti, una violenta aggressione politica a mezzo giudiziario che stavolta mette a rischio tutto il paese”, ha insistito ancora Berlusconi, tormentato ma non arrendevole, perché la qualità del conflitto sta superando il livello di guardia e nonostante il rimbalzo positivo della Borsa la situazione sui mercati resta incerta. Lo dice anche Guido Crosetto, sottosegretario alla Difesa: “Chi ha a cuore l’Italia ci penserebbe venti volte prima di indebolire il governo in un momento difficile come questo”. Ma non ci sono più soltanto le inchieste di Napoli e Bari. Il gip di Milano, ieri, ha invitato la procura a chiedere il rinvio a giudizio per il premier, accusato di concorso in rivelazione di segreto d’ufficio per la vicenda della fuga di notizie sull’intercettazione tra Giovanni Consorte e Piero Fassino ai tempi della tentata scalata di Unipol alla Bnl: “Abbiamo una banca!”. L’avvocato Ghedini quasi ride mentre dice che “in Italia chiunque pubblica impunemente decine e decine di intercettazioni illegali, viola il segreto istruttorio, ma solo il presidente Berlusconi che di questo sistema è la vittima viene processato”.

Se le intercettazioni pubblicate ieri dai maggiori quotidiani non sono poi così esplosive, questa constatazione non basta a far tirare il fiato alla maggioranza. Mancano quelle della procura di Bari, ma arriveranno, forse già oggi. Come dice Fabrizio Cicchitto: “Ci sono centomila intercettazioni. Una riserva infinita, che viene snocciolata con sapienza, poco alla volta, quando fa più male, secondo uno schema così perfetto da fare paura. In privato, al telefono, in un momento di nervosismo chiunque può dire qualsiasi cosa…”. Per questo il Cavaliere mercoledì ha voluto incontrare Giorgio Napolitano, che presiede il Csm. Il premier sa che nessun moralismo è possibile in Napolitano, sa che il presidente della Repubblica lo considererà sempre il suo principale interlocutore, almeno finché siederà a Palazzo Chigi e avrà anche un solo deputato in più delle opposizioni. Ma soprattutto il Cavaliere sa bene che al presidente questa situazione non piace affatto.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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