ACCEDI | REGISTRATI | INFO


Emendare stanca

Tremonti prova in un giorno convulso a sfilare il Cav. dal “pasticcio”

La manovra è pronta, ma resta qualche incertezza sui saldi. La deterrenza anti evasione non convince tutti nel Pdl

di Salvatore Merlo | 01 Settembre 2011 ore 21:30

COMMENTA 0 |   | 

Dopo aver telefonato al suo ministro dell’Economia e aver concordato che “la strada da prendere è obbligata”, ieri il Cavaliere è volato di buon mattino a Parigi per la Conferenza internazionale sulla Libia, ha disertato il Consiglio dei ministri, e come promesso mercoledì sera ha lasciato Giulio Tremonti a sbrogliare – nelle parole abbastanza unanimemente attribuite al premier – “il pasticcio nel quale mi hanno infilato”. In un clima di nervosismo e confusione della maggioranza e del governo il ministro dell’Economia ieri ha ripreso in mano la manovra mettendo l’esecutivo nelle condizioni, al termine di un vertice con i capigruppo della maggioranza in Senato, di presentare gli emendamenti. Ad assistere il governo, la vigile e discreta presenza di Giorgio Napolitano che ormai si manifesta nelle azioni e nelle parole del presidente del Senato Renato Schifani (un ruolo, questo, che un tempo spettava a Gianfranco Fini). E’ stato Schifani a invitare Tremonti, Roberto Calderoli e i rappresentanti della maggioranza nel suo studio, ed è sempre stato Schifani ieri a tenere aperti i canali con l’opposizione per assicurare alla manovra un decorso il più rapido e indolore possibile a Palazzo Madama (approderà in Aula martedì 6).

Dopo giorni di incertezze, misure inserite e poi annullate, la manovra economica sembra avere assunto una fisionomia definitiva anche se rimangono dubbi sulla copertura finanziaria (ma Berlusconi smentisce) e dunque anche sul prosieguo dell’iter parlamentare: ci sarà la fiducia? Tremonti, tornato ieri protagonista unico della scena, ha risolto “il pasticcio”, ma l’incertezza rimane. Il provvedimento sulle pensioni è scomparso, così come il contributo di solidarietà (che rimane però in vigore per gli statali). Tra le novità: i comuni potranno pubblicare sui loro siti i dati relativi alle dichiarazioni dei redditi e tutti i proventi che arriveranno dalla Robin tax serviranno a ridurre i tagli agli enti locali (malgrado le regioni e i comuni continuino a protestare) e non ai ministeri. Le misure di contrasto all’evasione, di cui si è discusso nei giorni scorsi, sono state precisate: chi evade oltre tre milioni di euro rischierà il carcere e non avrà più la possibilità di beneficiare della sospensione della pena prevista dall’attuale normativa.

La preoccupazione di ampi settori del Pdl, ma anche della Confindustria, è che non ci sia la copertura finanziaria, e che le stime sul recupero dall’evasione fiscale siano troppo ottimiste. Malgrado i provvedimenti siano apparentemente così severi da aver fatto storcere un po’ il naso a Berlusconi, ambienti della maggioranza di governo ammettono perplessità sulla loro reale efficacia che – spiegano – si fonda soprattutto sull’effetto annuncio. Difatti nessuno lo dice a taccuini aperti, ma l’ipotesi di un innalzamento dell’Iva – per come originariamente previsto dal Cavaliere – non viene affatto esclusa. Si tratterebbe tuttavia di un innalzamento più consistente (circa il 2 per cento) e forse esteso anche alle aliquote più basse del 20 per cento. La misura non rientrerebbe nella manovra, ma nella delega fiscale o nel milleproroghe.

© FOGLIO QUOTIDIANO


 | 

comments powered by Disqus