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Chi parla ai partiti

Il volto politico del governo Monti è uno: Napolitano

Quirinale rassegnato sulla legge elettorale: “Fate almeno una riforma”

di Salvatore Merlo | 20 Gennaio 2012 ore 06:59

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Autorevole rassegnazione. Al termine delle consultazioni con i partiti, Giorgio Napolitano ha ricavato una sola idea chiara: tra tutte le riforme, la più difficile è quella sul sistema elettorale. L’impressione del Quirinale è che Pdl, Pd, Idv, Lega e Terzo polo non soltanto non abbiano le idee chiare su un modello preciso, ma che tutti subordinino la scelta al quadro delle future alleanze. Dunque, pensano dalle parti della presidenza della Repubblica, semmai si riuscisse a riformare la legge elettorale, il meccanismo si potrà mettere in moto solo a ridosso delle elezioni. Se riforme devono essere, conviene partire da altro.

E’ per questo che, alla fine, più o meno tutti i segretari di partito che sono andati a trovare Napolitano negli ultimi giorni, a un certo punto, si sono sentiti dire una frase che suonava così: “Almeno cercate di farne una, di riforma”. E, tra le righe, i leader hanno capito che il presidente della Repubblica si riferiva, citando gli interventi necessari e possibili, alla riduzione del numero dei parlamentari e al bicameralismo perfetto. Così Napolitano non invierà nessun messaggio alle Camere, come era invece stato ipotizzato; ma non rinuncerà a esercitare la sua persuasione morale (e politica) negli interventi pubblici, nel corso dei colloqui con i presidenti di Camera e Senato e con i leader delle forze politiche: probabilmente declinerà un po’ la legge elettorale, mentre troveranno più spazio gli appelli rivolti alle riforme istituzionali (tra cui i regolamenti parlamentari).

Da azionista del governo tecnico guidato da Mario Monti, con le sue ultime mosse Napolitano sembra ritagliarsi un ruolo da interfaccia politica del professore. Se Monti, nei suoi colloqui con Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini, evita sistematicamente, e per scelta, l’argomento delle riforme di sistema (“non mi competono”), ma preme affinché i partiti collaborino col governo sui provvedimenti anticrisi, Napolitano supplisce al difetto politico che il professore affetta nei suoi rapporti con i segretari e assume una funzione di raccordo che in definitiva contribuisce alla formalizzazione di quella “coalizione larga” (o grande coalizione) che secondo il vicepresidente del Pd, Enrico Letta, è il traguardo che Pdl, Pd e Udc stanno per raggiungere; malgrado le resistenze e le preoccupazioni interne che complicano la vita dei due maggiori partiti, il Pd e il Pdl (soprattutto il Pdl).

Non a caso ieri, a Palazzo Grazioli, mentre si discuteva con Silvio Berlusconi delle liberalizzazioni e della riforma elettorale – presente Alfano – più di un dirigente ha espresso profonda inquietudine. “Dovremmo andare alle elezioni anticipate e votare a giugno”, hanno detto sia Altero Matteoli sia Paolo Romani, trovando non del tutto contrario anche Denis Verdini: “I sondaggi peggiorano e gli interventi del governo tecnico penalizzano i nostri elettori”. Il Cav., come fa quasi sempre con tutti (anche quando non è d’accordo), ha sorriso e annuito: lui teme, non poco, il risultato delle elezioni amministrative previste per questa primavera e la conseguente Opa ostile che Casini si prepara a lanciare sul Pdl. “Ma su Monti ha deciso da tempo. Lo sostiene e basta”, dice Mariastella Gelmini.

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