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Terzo polo, due letti

Per Fini e Casini la Sicilia può diventare la prova generale da separati in casa (Alfano)

di Salvatore Merlo | 02 Febbraio 2012 ore 09:15

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Il Terzo polo è sul punto di dividersi. Pier Ferdinando Casini non vuole deflettere dalla sua più grande ambizione (vedere il Pdl che si sfascia alle prossime amministrative) e in questa inclinazione è caldamente sostenuto da Gianfranco Fini. Ma nel suo partito i gran feudatari, specie al sud, pretendono che l’Udc perpetui l’alleanza con Silvio Berlusconi; e Casini stesso ha più di un motivo strategico e nazionale per non chiudere l’alleanza. Che fare? Se ne discute in queste ore, con una certa frenesia: martedì un lungo conciliabolo a Montecitorio. Fini vorrebbe vedere il Terzo polo correre in solitaria alle amministrative e a Casini lo ha detto chiaro: sondaggi inequivocabili, guadagniamo i voti che perde il Pdl. Ma Casini non ne è affatto persuaso e al socio terzopolista ha fatto vedere le cose da un’altra prospettiva: si vota per il comune di Palermo, Angelino Alfano gioca in casa e non vuole perdere per nessuna ragione al mondo; dunque, in cambio del nostro sostegno, è disponibile ad aprire una interessante linea di credito con contropartite nazionali (legge elettorale).

Fini pensa invece che la sconfitta di Alfano, nella roccaforte siciliana, sia un obiettivo gustosissimo. Così adesso cerca soluzioni alternative che possano piacere all’Udc. Ieri ha incontrato nel suo studio di Montecitorio il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, con il quale Fli governa in regione. Controproposta per Casini: “Se l’Udc presenta a Palermo un buon candidato – ha detto Lombardo – sono pronto a votarlo”. Ma Casini, che da qualche tempo passa le giornate al telefono con un preoccupatissimo Alfano (e con il leader siculo dell’Udc Gianpiero D’Alia), non sembra troppo interessato. Anche Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, si è schierato per mantenere l’alleanza con il Pdl mettendo Fini in assoluta minoranza. Le strade dei soci terzopolisti stanno per dividersi, almeno alle amministrative e in Sicilia. Ma, si sa, la Sicilia è “il” laboratorio: quello che succede lì finisce poi, spesso, per realizzarsi anche nel resto d’Italia.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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