ACCEDI | REGISTRATI | INFO


Non solo i regolamenti

Passi, passettini e baci semisegreti nella liaison tra i partiti pro-Monti

Il democrat Zanda ci spiega come i due partiti maggioritari stanno riformando la legge elettorale: “Avanti fino al 2013”

di Salvatore Merlo | 01 Febbraio 2012 ore 06:59

COMMENTA 0 |   | 

“Le riforme sono collegate l’una all’altra: quella elettorale, quelle istituzionali fino ai regolamenti parlamentari”. Dice così Luigi Zanda, il vicecapogruppo del Pd in Senato che insieme a Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo del Pdl, ha scritto e presentato la prima riforma condivisa tra i due partiti: quella sui regolamenti. “Nelle ultime settimane le cose sono molto cambiate – dice – La riforma dei regolamenti mostra una strada percorribile che porta dritti alla riforma elettorale. E’ un nuovo metodo favorito dal contesto politico, cioè dal fatto rilevante che Pd e Pdl si trovino, insieme, a sostenere il governo tecnico di Mario Monti. Da oggi in poi tutto va affrontato insieme, sapendo che il tempo che rimane a questa legislatura non è molto e che le riforme vanno assolutamente portate a termine prima del 2013”.

I partiti non sono uomini, e si muovono pesantemente, si parlano con quell’effetto “ritardato” che appesantisce i dialoghi tra la base terrestre e l’astronauta sul pianeta lontano. Eppure, malgrado tutto, la maggioranza politica che sostiene Monti un suo programma ce l’ha. “Lo ha detto anche il presidente della Repubblica”, spiega Zanda: “Regolamenti parlamentari, legge elettorale e riforme istituzionali. Non sono ‘prove di grande coalizione’, ma prove di grande responsabilità”. E nel contesto d’eccezione dell’epoca Monti, sono il Pd e il Pdl i due partiti che si cercano di più, pur tra accelerazioni e clamorosi passi indietro. Pier Luigi Bersani torna a tessere la trama dei rapporti con Nichi Vendola e Antonio Di Pietro (adesso che li ha ridotti a più miti consigli), eppure non perde di vista il segretario del Pdl Angelino Alfano che, a sua volta, non fa saltare i ponti con la Lega (e corteggia sempre l’Udc), ma – come Bersani – ha favorito in maniera determinante i negoziati che negli ultimi giorni hanno portato a un testo condiviso tra Pd e Pdl sui regolamenti parlamentari e a una bozza di riforma elettorale, quella di Stefano Ceccanti, cui manca ormai solo l’imprimatur ufficiale.

Angelino Alfano e Pier Luigi Bersani sono in bilico, indecisi tra le vecchie alleanze e i nuovi orizzonti; incerti tra le piccole minacce dei rispettivi partiti gregari e l’opportunità di superare la Seconda Repubblica senza traumi, trovando la salvezza in un esplicito patto di sistema “a due” favorito dai buoni auspici del Quirinale e dal potere tecnocratico della squadra di Monti. Un accordo Pd-Pdl, da estendere – in seconda battuta – all’Udc di Pier Ferdinando Casini. Nel Pd solo Enrico Letta fa intravedere, in maniera esplicita, la proposta che alletta molto Silvio Berlusconi e che nel Pd ritrova i vecchi compagni del Cav., cioè l’antico – e fallito – tentativo di appeasement riformista tra il Cavaliere e Walter Veltroni. “Occorre una legge elettorale che premi le alleanze al centro e ridimensioni le ali estreme”, dice il vicesegretario del Pd. Letta vede a fianco del rapporto privilegiato tra i due partiti di maggioranza relativa anche il corollario – per lui fondamentale – di una triangolazione con l’Udc. “Il primo interlocutore è il Pdl – dice anche Luigi Zanda – ma se vogliamo fare sul serio la riforma elettorale non possiamo permetterci il lusso di avere un solo interlocutore. Casini è molto importante”.

Il taglio delle estreme, dunque. Un colpo di forbice: via la Lega, via Nichi Vendola, via Antonio Di Pietro. Ciascuno rinuncia a qualcosa. Una tentazione cui le segreterie nazionali di Pd e Pdl non si abbandonano (non ancora), ma che in periferia già si manifesta. Al nord Pd e Pdl si corteggiano soprattutto in funzione antileghista; mentre al sud la diplomazia lavora contro i partiti territoriali e contro le ali estreme del centrosinistra. A Rimini i due partiti hanno siglato un accordo su alcuni temi strategici, a favore dello sviluppo, che tiene fuori la Lega. In Puglia si è costituita una triplice alleanza antivendoliana composta dai presidenti delle province di Bari (Pdl), Taranto (Pd) e Brindisi (Udc). Ma il caso più interessante è forse quello della Lombardia dove, ai piedi del trono periclitante di Roberto Formigoni, l’Udc sta tentando di mettere insieme il Pd e il Pdl per resistere all’avanzata della Lega. “Ci vuole un governo di unità regionale sul modello Monti”, spiega il capogruppo dell’Udc in regione Gianmarco Quadrini.

© FOGLIO QUOTIDIANO


 | 

comments powered by Disqus