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Le libertà contro la crisi

Sms, voli low cost, ebook. Il mercato ci aiuterebbe contro la crisi (se non lo ostacolassimo)

di Daniele Raineri | 12 Aprile 2012 ore 21:30

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Il governo ritira l’idea di tassare fino a due centesimi in più anche gli sms scambiati con i telefonini. Sarebbe stata una botta niente male: a seconda del gestore e del piano tariffario, un aumento tra il 10 e il 15 per cento di prezzo su ogni singolo messaggino. Sarebbe stato, però, anche un caso modello di come il mercato e l’innovazione corrano davanti alla crisi, per sfuggirle, per renderla più sopportabile, per creare gli stessi servizi a costi inferiori. I messaggini non si portano più: se hai bisogno di comunicare puoi usare altre applicazioni a costo fisso che passano attraverso Internet, come Messenger, iMessage, WhatsApp, Viber, Touch. La nuova tassa avrebbe accelerato l’erosione di un business che s’avvia alla fine. Durante le ultime vacanze natalizie, in Finlandia, patria della Nokia, il calo degli sms è stato a due cifre: meno 22 per cento. A Hong Kong, meno 14 per cento. In Svizzera, meno 7,5 per cento. Tero Kuittinen, il ricercatore che ha raccolto questi dati per Forbes, dice che il fenomeno è già visibilissimo nei mercati di sms che fiorirono per primi e che ora sta per investire tutti gli altri. In Italia non ci sono dati ufficiali, ma la tendenza è quella, i ricavi da sms – che sono un terzo degli incassi degli operatori mobili – sono in diminuzione. Dipende da quanti passeranno a un telefonino collegato a Internet e da quanto in fretta avverrà il passaggio: sarà abbastanza veloce, considerato che il mercato delle sim collegate anche a Internet cresce del 10 per cento l’anno e che le tariffe web calano.

Il governo ha anche aumentato di due euro la tassa sul diritto d’imbarco sugli aerei: che è da tempo e ancor più un caso modello di prezzi che competono al ribasso e facilitano la vita, grazie alla concorrenza tra compagnie low cost.

Il mercato trova soluzioni, ma in alcuni casi è boicottato. Due giorni fa il governo americano ha accusato Apple di avere creato un cartello per mantenere artificiosamente alto il prezzo degli ebook, i libri in formato elettronico leggibili su computer e tablet. I delegati di cinque case editrici si incontravano con Steve Jobs nel privé per la degustazione di vini del ristorante Picholine di Manhattan per concordare prezzi da 3 a 5 dollari superiori rispetto ai 9,99 proposti da Amazon: chi voleva un iPad (e chi non lo vuole?) rispetto a un Kindle era costretto a pagare di più. E’ la vittoria di Amazon, e del prezzo inferiore. Non in Italia: una legge del 2011 sbarra la strada agli sconti sul prezzo dei libri, sia cartacei sia in formato elettronico. Questo il commento dell’editore Giovanni Laterza: “La legge mette al riparo dai siti di vendita on line come Amazon”.

Il mercato corre davanti alla crisi, ma è ancora una consolazione troppo magra. I messaggini sul telefonino, i voli low cost e forse un giorno gli ebook liberi non compensano le botte di tasse più dure prese sui beni essenziali.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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