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I tecnici ora decidano

Vaghezze inammissibili nella riduzione della spesa pubblica

di Redazione | 04 Maggio 2012 ore 06:59

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I professori Alberto Alesina e Francesco Giavazzi definiscono acqua fresca il progetto del governo di spending review, per realizzare economie di 4 miliardi di fronte a un ammontare di spesa globale che è oramai la metà del pil, circa 800 miliardi. Ciò mentre la pressione fiscale è aumentata in poco tempo di tre punti sul pil.  In particolare, Alesina e Giavazzi sostengono che dalla spending review sarebbe esclusa tutta la spesa previdenziale e i tre quarti di quella non previdenziale, dato che in questa solo un’area che vale 80 miliardi di euro, poco più di 5 punti di pil, sarebbe oggetto di possibili revisioni. Questa ultima cifra è quella indicata dal rapporto curato dal ministro Piero Giarda come suscettibile di essere ridotta nel breve termine.

Se risultasse vero che il governo intende limitare il mandato di controllo della spesa affidato a Enrico Bondi all’area individuata da Giarda, per le riduzioni di breve termine, che è un decimo solo della spesa totale, ci sarebbe molto da preoccuparsi. Infatti, se è vero che bastano 4 miliardi di euro per scongiurare l’aumento dell’Iva di 2 punti per le aliquote del 10 e del 21 per cento, che dovrebbe essere attuato questo autunno, servono almeno altri 8 miliardi nel 2012 per fare a meno del gettito di 12-14 che questi aumenti dovrebbero assicurare a regime. Peraltro lo stesso Giarda sostiene che esiste un’altra vasta area suscettibile di tagli nel medio termine. Ma gli economisti Alesina e Giavazzi nell’editoriale sul Corriere della Sera ieri non hanno fornito alcuna indicazione specifica sulle spese suscettibili di riduzioni, al di là di quelle che si possono reperire (e non sarà facile) con le limature attuabili nell’immediato.

Si limitano a un cenno circa le spese statali per le università, che potrebbero essere contenute aumentando le tasse per gli studenti delle classi medie e alla riduzione del numero delle province, sostenendo che nemmeno la loro riduzione potrebbe dare effetti importanti. In effetti abrogandole e attribuendo le loro funzioni ai comuni e alle regioni, si potrebbero risparmiare al massimo 1 o 2 miliardi, mediante la riduzione delle spese per personale il funzionamento di uffici superflui. Ma i trasferimenti alle imprese, in gran parte per la gestione di servizi pubblici, ammontano a 60 miliardi annui. E ci sono molte spese sociali e assistenziali di dubbio contenuto sociale. Non si capisce perché l’area ulteriore di spesa che il ministro Giarda ha indicato come potenzialmente aggredibile non debba essere messa in discussione ora. Se non si agisce subito, il medio termine non viene mai.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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