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Non siamo ostaggi dello stato tassatore

Le idee irrazionali e l’uomo asserragliato nell’Agenzia delle entrate

di Redazione | 04 Maggio 2012 ore 06:59

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Ha detto di essere in difficoltà economica, di non potercela più fare. E per sfogare la propria frustrazione, per attirare l’attenzione, ieri pomeriggio un uomo si è asserragliato con quindici ostaggi in una sede dell’Agenzia delle entrate, il simbolo di tutti i suoi guai. Ma l’Agenzia delle entrate non è un covo di rapinatori e neppure una banca sanguisuga, di quelle contro cui strillano i ragazzi di Occupy Wall Street. E’ invece una struttura del ministero dell’Economia, è in tutto e per tutto una parte dello stato e in quanto tale agisce legalmente e per conto di tutti. La crisi economica è grave, ma nulla giustifica l’irruzione a mano armata in una sede dello stato, con presa di ostaggi. Poi l’uomo li ha rilasciati tutti (mentre andiamo in stampa è ancora chiuso nell’ufficio e minaccia di uccidere se stesso), ma la violenza del gesto rimane. Comunque finisca, per la maggior parte dei commentatori si tratterà dell’ennesimo “gesto di disperazione” causato dalla crisi economica e dall’ingiustizia vessatoria dello stato tassatore.

La crisi è dura, ma è meglio cercare di essere razionali. Prendere quindici ostaggi è solo un atto di violenza, anche se si fa fatica a pagare le tasse. E del resto le tasse non sono una rapina, cui si può rispondere armi in pugno per legittima difesa. Invece una certa, montante, retorica che specula sulle difficoltà o la disperazione dei cittadini non facilita a trovare vie d’uscita. Certo, le zone di disagio esistono, il protagonista del pomeriggio di un giorno da cani a Romano Lombardo, bassa bergamasca, senz’altro avrà problemi reali. Ma non è, né va incoraggiato a sentirsi, la vittima di un “crimine vessatorio” da parte dello stato. Esattamente come non possono essere considerati tali gli imprenditori suicidi che invece, troppo cinicamente, vengono strumentalizzati e trasformati in simboli da capipopolo e sindacalisti frettolosi. Le tasse sono alte, e convincere gli italiani a pagarle pare davvero una rivoluzione antropologica irrealizzabile. Buona parte dell’odio per le agenzie di riscossione dei tributi – che sta diventando parossistico e ha già causato altri atti di violenza – si genera purtroppo da questo vizio italiano, e non dai casi limite, seppure ci sono. Meglio cominciare, razionalmente, a prenderne atto.

Guarda il video di Qui Radio Londra Resistere con le armi al fisco non è da ero

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