ACCEDI | REGISTRATI | INFO


L’avvio del match

E’ lo scontro di carattere a decidere chi è le président

Dieci minuti infuocati spiegano subito chi è chi tra Hollande e Sarko

di Redazione | 03 Maggio 2012 ore 00:00

COMMENTA 0 |   | 

Parigi. Equité ed égalité. L’anchor illustra il programma della discussione, che si annuncia lunga. Alla prima inquadratura il gioco era già scoperto. L’ex marito di Ségolène Royal nella parte presidenziabile del Nicolas Sarkozy di cinque anni fa, il candidato che invitava madame alla calma, “bisogna essere calmi per fare il presidente della Repubblica”, e Sarkozy nella parte più complicata di madame, “una collera controllata è accettabile”. Il Foglio ha riunito in redazione un pezzo di società politica e giornalistica per valutare l’andamento del confronto, una giuria esperta in ruserie o trabocchetti. Domani ne renderemo conto, con i voti.

Intanto un Hollande quasi di cera sarà, dice da primo sorteggiato alla parola, il presidente della giustizia. Illustra il disastro economico e sociale con una certa rigidità. Vuole unire la Francia. Il tono è un po’ rigido ma formalmente impeccabile. Sarkozy all’inizio balbetta un doppio “je”, è teso, si dice polemicamente autentico, si dice uomo dalle idee chiare, ed è subito battibecco, il presidente fighter punta sull’essere “vero” e sembra alludere alla poca genuinità politica dell’avversario. Hollande contrattacca e spiega di faccia al presidente in carica che lui è stato un fattore di divisione. Sarko è sulla difensiva, attacca Mitterrand e i suoi aborti di riforma ritirati, si proclama il presidente dei cantieri riformatori che non ha spaccato la Francia. I due sono due caratteri prima di tutto, e come tali si mostrano, rinviano l’agenda delle domande dei conduttori, la voce di Hollande si fa flautata e allude, con parole per lui promettenti, al prezzo pagato dai francesi per le riforme sociali del gaullista. Dice che il merito di una Francia che regge è della Francia, non dell’inquilino dell’Eliseo. Sarko dice, sempre sulla difensiva: il merito non è tutto mio, ma non sono il solo colpevole. E via, dopo attacchi agli amici di Hollande per dichiarazioni estremiste, nel ruolo di vittima, al secondo battibecco.Per Hollande il ruolo di vittima non si addice a un uomo come l’avversario. Cita gli eccessi dei sarkozisti contro di lui, condanna tutti gli eccessi e vuole che si discuta a faccia a faccia senza la ruserie di mettere in campo colpe di altri. L’agenda delle domande è già fottuta, il clima è infuocato, le forme paludate ed eleganti cedono a parole ben pronunciate come la grande parola politica di “menzogna”. Entreranno nel merito, ma in dieci minuti i caratteri si sono definiti con precisione.

Regia impeccabile, regole rispettate. Colori televisivissimi, come sfondo la posta in palio, un brutto ma potente palazzo nel centro dello shopping parigino. La differenza con i debates americani non potrebbe essere maggiore. Tutto asettico, niente società, campus, giro vagabondo tra gli stati, composto riferimento a una democrazia popolare. La Quinta Repubblica fece da giovane il suo bravo compromesso monarchico con un’idea separata e sulfurea del potere, e il primo potere è quello delle regole e della burocrazia audiovisiva e politica che le protegge e le mette in opera. Domani le nostre pagelle.

 

© FOGLIO QUOTIDIANO


 | 

comments powered by Disqus